Gringos

Occhi sbarrati come fossero morti. I due gringos se ne stanno seduti a fissare il muro nell’oscurità della stanza. Sono vivi nonostante tutto. Saluto con uno stentato buongiorno, ma la risposta che mi giunge alle orecchie è una specie di lamento. Fuori ha piovuto incessantemente per tutta la notte, ma ora è silenzio. Apro la porta e vado in bagno.

Sono le sei di mattina a Puerto Yungay, quasi alla fine della Carretera Austral. E’ ancora buio e fra poche ore il traghetto Padre Antonio Ronchi partirà.

Ci siamo addormentati la sera precedente con il suono di tantissimi picchi che stavano facendo il loro lavoro. Un sottofondo ritmato mai sentito prima in queste proporzioni che ci ha fatto addormentare dolcemente, assieme al crepitio della stufa.

I due gringos insonni sono due motociclisti statunitensi che sono in viaggio fra Argentina e Cile da molto tempo. Hanno fra i settanta e gli ottanta anni. Sono andati a letto prestissimo ma mi avevano avvisato: vedrai che ci sveglieremo presto, sai alla nostra età.

Uno di loro, Syd: barba bianca, capello lungo e un grosso anello al mignolo, si era presentato nel pomeriggio con cartellino da visita: vacanze in bicicletta in Toscana, Sicilia e Provenza. Alla nostra riposta che abitavamo in Toscana è scattata una simpatia reciproca.

-Abito in Colorado, ma odio il freddo. Stiamo aspettando il traghetto per Puerto Natales, poi da lì torneremo a Buenos Aires, da dove siamo partiti. Sono circa due mesi che viaggiamo –

Nonostante l’età e l’insonnia Syd ha un lungo programma.

-Dopo di che andrò a Rio de Janero. There’s a lot of fun in February. Poi andrò qualche giorno a trovare degli amici a Miami, raggiungerò mia moglie per una vacanza in Costa Rica ed infine tornerò in Colorado. Io odio il freddo –

Originario del Texas, dice di avere fatto fortuna nel campo dell’informatica. Ha un programma serrato, con date e orari precisi anche per l’estate con la sua agenzia viaggi:

-Non riesco proprio a stare fermo, per cui mi sono inventato questo business –

L’altro signore, più basso, tarchiato ed apparentemente meno sportivo è un suo ex cliente. Non fa altro che enunciare i suoi programmi per quando avrà raggiunto la pensione. Non che ora si ammazzi di lavoro mi pare di capire, però è tutto un: ah quando andrò in pensione qui, ah quando andrò in pensione qua. Quindi la domanda mi nasce naturale.

-Scusa che lavoro fai?

-Io non faccio niente –

Né uno sguardo d’imbarazzo, né lo sforzo di una scusa da inventare che tanto questo ci crede. Niente di tutto ciò. Conversazione finita prima di iniziare.

Facciamo colazione ed inizia a piovere, in tempo per prendere il traghetto appena giunto con un carico di fuoristrada, poche per la verità che vengono dall’ultimo paese della Carretera Austral: Villa O’Higgins.

Una volta sbarcati a Rio Bravo, dall’altro lato del fiordo, saranno 100 i chilometri che ci separeranno da questa cittadina. Questo ultimo tratto è stato completato solo all’inizio degli anni 2000. Qui l’unica presenza umana è una lingua di terra e sassi adagiata fra la natura selvaggia. Boschi e montagne a perdita d’occhio, di estancia e pascoli non c’è la minima traccia. Qui siamo solo ospiti.

continua…

Stefano Elmi writer_rider

Martina Rosati artist_rider

scrittimaiali

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