Il viaggio è una questione da adulti

Già alla prima domanda mi sono trovato in difficoltà.

“Bellissima la storia che hai raccontato, e poi gli orsi, ma scusa perché sei partito?” mi chiede a bruciapelo Matteo.

Poco dopo, alla visione di alcune fotografie di strade completamente dritte che si perdevano all’orizzonte dove non vi era traccia di un albero, Giulio mi fa: “scusa ma dove facevi la cacca?”

E poi ancora: ”Ma quando sei partito eri sposato o fidanzato? Come hai fatto ?” Sempre dritti al punto ho pensato.

Ma quando è che si cambia? A che età non si dicono più le cose per come stanno. A che età si diventa ipocriti? Fino a che età si rimane sinceri e veri? Anche io ero così ed ora sono cambiato? Che meraviglia questo incontro. Ed ho dovuto rispondere ad ogni singola domanda, impossible sottrarsi, e la risposta, ovviamente, deve essere sempre all’altezza.

Quando sono arrivato alla scuola primaria di San Pietro a Vico, pensavo fosse una come tante altre dove avrei dovuto effettuare le mie ore di rafforzamento della lingua italiana per bambini stranieri all’interno del progetto Pez (la cui sigla ad oggi mi è ancora oscura). Soldi pubblici vinti dalla cooperativa con la quale collaboro, che usa le mie qualifiche e la mia partita iva.

Quando la maestra Elisabetta e il maestro Marco hanno saputo del mio viaggio fra Canada ed Alaska in bicicletta e del libro che ne era venuto fuori, mi hanno dato la possibilità di raccontare questa mia avventura ad alcune classi della scuola.

La mattina della presentazione ho portato tutto con me. Bicicletta. Borse. Tenda. Sacco a pelo. Casco. Borracce. Oggetti vari e soprattutto la bici con i suoi graffi come cicatrici e i tanti adesivi come tatuaggi. Poi ho proiettato una cartina geografica ed a seguire alcune foto, e quello che ne è venuto fuori è stato sorprendente.

Questo nugolo di bambini chiassosi, appena sono arrivato, hanno assunto uno sguardo concentrato e molto serio, molto più di certi adulti. Le domande che sono nate sono state tutte sincere e mosse da una bella curiosità, ma soprattutto mai fuori luogo.

Penso che sia stata la prima volta in cui tenevo una presentazione davanti ad un pubblico così interessato e competente. Ho iniziato a raccontare storie, aneddoti, sensazioni riguardo a primi giorni nel nuovo mondo e tutto quello che mi passava per la testa in quei momenti in cui non sapevo bene cosa stessi facendo. E poi gli orsi. Le persone conosciute sulla strada, gli altri viaggiatori e tutte le persone che mi hanno dato una mano. La storia della bandiera dello stato dell’Alaska, meta in cui non avevo previsto di giungere quando sono partito da Calgary 5.000 km più a sud.

Poi è arrivata la domanda di Matteo e lì ho dovuto fermarmi qualche istante. La mia mente è tornata indietro di cinque quando quello che stavo facendo non mi piaceva. Ma esattamente non era che non mi piacesse, lo trovavo proprio inutile. Io ero destinato ad un’altra cosa: all’esplorazione.

A buttare il cuore oltre quell’ostacolo, oltre quella montagna, oltre quel mare o quel passo. Il mio cuore soffriva con un contratto a tempo indeterminato (che poi d’indeterminato non c’era niente). Dovevo riappropriarmi dei mie sogni, tutti quelli chiusi in quel cassetto polveroso a fianco del letto, che non so bene chi e cosa li aveva relegati lì dentro. Matteo sembrava soddisfatto della risposta.

Ho rassicurato Giulio dicendogli che nonostante l’assenza di alberi, il traffico era praticamente nullo, così che non servivano degli alberi per nascondersi a fare i propri bisogni.

Sul finale tutti hanno voluto esprimere un loro pensiero. “Complimenti per il coraggio” “Grazie per aver condiviso le tue emozioni con noi” e poi il pensiero di Michele che guardava oltre: ”Grazie per aver condiviso il tuo viaggio con noi. Lo dirò alle generazioni future quello che hai fatto, ed anche ai miei genitori ed al genero”.

San Pietro a Vico (Lucca), Welcome to Alaska!

Stefano Elmi

*i nomi dei bambini sono di pura fantasia

scrittimaiali ©

Pubblicato su Senza categoria

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