Avere quarant’anni

Il giorno in cui ho compiuto quarant’anni mi sono svegliato ed appena sceso dal letto un dolore lancinante mi ha preso l’intera schiena.
Gli occhi seppur ancora assonnati si sono sgranati di colpo, anche se non vedevano niente, neanche loro ci potevano credere.
Io che non ho mai avuto problemi con la schiena, questa è solo una tremenda suggestione, mi sono detto.
Sceso dal letto ho fatto i primi passi ed anche le gambe si sono ribellate. Vabbè forse è stata la gita in bicicletta del giorno prima, ho provato a giustificarmi, eppure non avevo mai avuto un dolore del genere. Alzo le braccia per afferrare dei vestiti ed un dolore altrettanto lancinante alle spalle è partito su dritto sino alla testa. E questo no però!
E’ solo una dannatissima suggestione ho continuato a ripetermi per l’intera giornata. Alla fine è solo un numero mi sono detto davanti allo specchio! Sarà solo un numero, però oggi mi fa proprio male tutto.

6 Luglio 2022, Punta Kriza, Isola di Cres (Croazia) – Due giorni dopo il mio quarantesimo compleanno

“La vuole una mano?”
“Come dice scusi?”
“Si aggrappi qua!”
“Dove mi aggrappo scusi?!”
“Sì aggrappi qui!”
“Ma quello è un….”
“E’ un ….?”
“Sì voglio dire, è proprio un…”

Il vento si è portato via definitivamente il mio cappellino che più di tutti mi piaceva. Come è stato possibile? Non come è stato possibile perderlo, quello lo so, ma come è stato possibile arrivare a quarant’anni? Che appena mi giro indietro vedo me timido che ho appena conseguito la patente di guida, che quasi non so che farci e la ripongo sulla scrivania deserta della mia camera avvolta nella calura di Luglio.

Insomma per tornare allo stato attuale delle cose il cappellino rosso e nero dei Portland Trail Blazers lo avevo acquistato nel Gennaio 2018 a Portland appunto, dove ero andato per vedere una partita di Nba. Quel giorno giocavano i Trail Blazers contro i Timberwolves di Minnesota. Insomma gente che di boschi se ne intende.

Niente abbiamo potuto contro il vento di questa parte sud orientale dell’isola. Era andato tutto bene fino a quel punto. Tutto era incredibilmente calmo, pure troppo a dire il vero. Il mare sembrava un lago, solo qualche nuvola in lontananza. Poi si sono avvicinate. Nere e minacciose.

Solo Pesca sembrava la più assennata del gruppo, ed ha solo un anno. Eravamo in questa insenatura dove l’acqua non raggiunge il metro di altezza se non a qualche centinaio di metri dalla riva. Lei tutto d’un tratto corre fuori dall’acqua e si mette a sedere molto composta a fianco della canoa rossa con la quale eravamo giunti sino a qui dopo un’ora di pagaiate. Non capiamo il perché di tale gesto, ma in seguito forse risuonava come un avvertimento per noialtri.

Dopo un bel po’ ripartiamo. L’acqua è trasparente, e quasi pare una vasca d’olio per come si muove lenta e sinuosa. Le nuvole nere si stanno facendo più vicine, ma noi ci diamo dentro con le pagaie e tutto è sotto controllo. Il campeggio dal quale siamo partiti è in vista. Incontriamo le prime boe e le barche ormeggiate, qualche sup.

Gli uomini primitivi stanno chiudendo ombrelloni e rafforzando le loro tende. Gli uomini primitivi, come scherzosamente, gli ha apostrofati Martina sono i clienti del campeggio naturista che stiamo costeggiando. In lontananza parevamo uomini delle caverne intenti ad accendere fuochi e procacciarsi il cibo, in realtà niente di tutto questo. Erano più che altro agiati pensionati tedeschi con roulotte e camper molto costosi.

Mancano meno di cento metri al nostro approdo. Abbiamo rinforzato le pagaiate perché il vento è aumentato nel frattempo. Poi una ventata più forte delle altre ci fa sbandare e girare su noi stessi. Siamo pur sempre in una canoa molto poco croata e molto canadese col fondo piatto per acque ferme, buona per i grandi laghi appunto.

Qui perdo il mio cappellino. Giriamo in tondo nel tentativo di recuperarlo ma non c’è niente da fare. Intanto il vento inizia a spirare ancora più forte. Quasi una tromba d’aria. Mi si chiudono gli occhi e non vedo niente. Il cappellino è andato ed anche la nostra intenzione di arrivare al deposito. Per cui ci dirigiamo verso la riva più vicina che sta proprio all’interno del campeggio naturista

“Venite qui che vi diamo una mano!” fa qualcuno dalla riva
“No grazie! Facciamo da soli!” rispondiamo all’unisono

Riusciamo in qualche modo ad avvicinarci. Pesca vuole saltare fuori, ma la trattengo. Martina spinge la canoa verso gli scogli. Scendiamo. La tiriamo su e la mettiamo in sicurezza contro un muretto.

Andiamo incontro a piedi all’uomo del noleggio per dirgli dove abbiamo lasciato la canoa. Ancora riesco a fatica a tener gli occhi aperti per via della sabbia e della polvere che il vento porta in giro. Tutto vola. Ombrelloni, tende, sedie, vestiti, no quelli no. Quelli mancavano già prima.

“Oh povero fiore!” fa il noleggiatore fermandosi di colpo, rimanendo impalato in mezzo alla tempesta, dimenticandosi di noi e di tutto il resto, dopo che un colpo di vento più forte di altri ha rovesciato il fiore e spaccato il relativo vaso davanti alla porta del suo ufficio.

Messaggio da Nicolò Giraldi alla sera dalla centrale meteo del fronte orientale: “E’ bora!!! Ziocan….dovevate stare ad ovest coperti dall’isola, stando ad est l’avete presa proprio tutta!”

Stefano Elmi

scrittimaiali ©

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