Pisa-Firenze solo andata. Che viva il Leccio!

Che viva il Leccio!

Oggi è il giorno di rimanere in città, o meglio ci giriamo intorno ed è il tempo di fare un esperienza eccezionale. Roba da far sussultare persino l’inglesissima coppia di Manchester. 

L’obiettivo di oggi è arrivare al Leccio in tempo per il pranzo. In tempo vuol dire in tempo. Se arrivi cinque minuti dopo l’orario stabilito non si mangia e il dover scalare nuovamente le colline a stomaco vuoto non è cosa da scherzarci su.

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Pisa-Fireze solo andata. Giorno tre: Pisa a Lucca

NOZZANO: border control

Con nostra somma gioia oggi è il giorno di lasciare l’Hotel Royal Victoria. 

A modo suo, lui, ci da il suo saluto. Stanno girando un film, una fiction o non ho capito bene cosa al suo interno, ed hanno pensato bene di non chiudere l’hotel per tale incombenza. 

E’ tutto un via vai di maestranze, furgoni parcheggiati in doppia fila, carrelli trascinati all’interno nei corridoi, ogni tipo di faro e cavo sparpagliati in ogni angolo e poca gentilezza ovunque. 

Spinte, parolacce, traffico, tutti di fretta, tutti trafelati, già in ritardo ancor prima di iniziare. Ragazzetti con l’auricolare a controllare tutto il movimento e darsi un tono all’interno della produzione. Una ragazza con una felpa con su scritto il titolo del lavoro che stanno girando, ha un codazzo di due, tre persone, deduco che deve contare qualcosa più degli altri. 

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Pisa-Firenze solo andata. Giorno due: Pisa

Di solito un giorno di merda si vede sin dall’inizio. Se inizia male non c’è speranza che migliori, può solo peggiorare. 

Nel mio caso mi sveglio alle 3,30 di mattina per colpa di una zanzara e non mi riaddormenterò più. Alle 6,30 suona comunque la sveglia così mi alzo e mi vesto. Fuori piove forte (segnale di giornata di merda).

Nella sala colazioni sono solo e al buio, la cameriera si accorge di me dopo un bel po’. Julie, l’anziana atleta della squadra si unisce a me anche se sono di poca compagnia. Bevo al volo un tè mangiando non so che, ed esco sotto l’acqua. 

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Pisa-Firenze solo andata. Giorno uno: arrivo a Pisa

Il lavoro è molto semplice e complicato allo stesso tempo.

La squadra non è proprio delle migliori. Al momento della selezione ci deve essere stato come un calo di attenzione da parte dei selezionatori. Comunque il parterre è decisamente variegato. Abbiamo tre atleti statunitensi: la coppia Stacey e Charles, poi Carol. Due inglesi: Paul e Nicolette. Due australiane: Janette e Julie. 

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Dalla Patagonia alla galera

Attraversiamo tre portoni molto pesanti ed almeno cinque cancelli per entrare. Tutto sa di chiuso e consumato.

Dopo il terzo portone ti ritrovi di nuovo all’aperto in un chiostro verde con alberi e fiori ed alcuni ragazzi intenti ad innaffiarli. Poi altro cancello, altra porta ed infine entriamo nell’ala dedicata allo studio ed ai laboratori.

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La strada da SAN CARLOS DE BARILOCHE a USHUAIA

La CARRETERA AUSTRAL (N°7) è stata costruita in molti anni. I lavori sono partiti all’incirca quando il dittatore Augusto Pinochet era al potere. Fu lui infatti a volere creare una viabilità per i cileni che fosse in grado di collegare la parte meridionale del paese che altrimenti si poteva raggiungere solo attraverso l’odiato vicino argentino.

Il punto di inizio della Carretera è la città di Puerto Montt. Da qui un pò pedalando su strada ed un pò prendendo alcuni battelli si arriva, dopo circa 1200km, nella cittadina di Villa O’Higgins.

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“Onde di sei metri. Oggi non si può partire”

-Onde di sei metri. Oggi non si può partire – è il buon Capitano Abelardo che parla.

Onde di sei metri? In un lago? Davanti a noi splende un timido sole e le acque sono calme. Capitano Abelardo è chiaramente lanciato in pasto ai naviganti dalla compagnia turistica che ci fa pagare caro il prezzo per portarci dall’altra parte. Lui è un uomo in evidente età da pensione che arrotonda in estate la magra pensione cilena. Chissà se ha mai visto onde di sei metri da queste parti e rimbroccato dal manager prosegue:

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