Grizzly

 

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da qualche parte lungo la Cassiar Highway n.37 (Nord British Columbia – Canada)

“Tuo aspetto è quello di orso! Tu essere come grizzly”!

A ripensarci bene aveva visto giusto Daichi. Io non avevo capito minimamente dove volesse andare a parare quando si lanciò in quell’imprevedibile tentativo di similitudine con un mix d’inglese e giapponese. Fu del tutto inaspettato sia per la sua indole di giapponese al quanto riservata, sia per l’imprevedibilità degli esiti.

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In Alaska fa caldo

IMG_3059In Alaska ha fatto veramente caldo (video qui) tre anni fa quando il mio viaggio mi ha portato sino a là.

Già  perché mica avevo programmato niente, non sapevo neanche se ci sarei potuto arrivare a causa del mio visto canadese. Poi una volta appurato che non c’erano impedimenti ho proseguito.

Ero sbarcato a Calgary con la vaga idea di andare sverso nord e per nord intendo veramente il NORD. Dawson City nello Yukon doveva essere la mia meta. Volevo attraversare le Montagne Rocciose, il British Columbia e vedere questo famoso Yukon e il suo affluente Klondike. Posti sognati e visti in libri, film e documentari. Pensai che da lassù ci erano passati davvero tutti: da Jack London a Zio Paperone, e continuavo a dirmi che non mi sembrava vero, e forse in parte non lo era, ma non m’importava ormai ero diretto in quella direzione.

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Westminster Magistrates Court

Questo periodo di tutti a casa mi ha fatto tornare alla mente un episodio cui ho assistito alcuni anni fa. La casa non è cosa scontata assieme a tutto quello che si porta dietro: indirizzo, residenza, domicilio, dimora, senza dimenticare il tetto. E chi non ce l’ha che fa mi sono domandato.

Westminster Magistrates Court, Londra. Inverno 2013

La signora all’entrata si muove in maniera concitata. Borsa della spesa in una mano e stampella nell’altra mentre s’affanna per superare la coda. Urla e sbraita contro la guardia che fa passare solo uno alla volta sotto il metal detector. Passato l’ultimo ostacolo, sale le scale velocemente e si va a cercare un posto in prima fila in tutta tranquillità.

Chi ci ha portato qui questa mattina è senza dubbio un grande bevitore. Ormai lo abbiamo capito. Solo un ragazzo del Bangladesh ma residente a Londra da tanti anni ebbe difficoltà ad accorgersene. Una sera si girò verso noialtri e con una voce candida e con quell’accento asiatico ci disse ‘non vorrei essere indiscreto ragazzi, ma secondo me il professore ha bevuto un po’ troppo stasera‘. Erano passate quattro o molto più probabilmente cinque ore da che avevamo varcato la soglia di un vecchio pub dopo la scuola.

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Dalla Russia con amore

Quando li ho visti arrivare il primo giorno al corso di italiano pensavo, ingenuamente, che stessero cercando un ufficio comunale per una qualche istanza. Lei russa di Mosca, bianchissima e biondissima. Lui nigeriano di etnia igbo, nero e capelli ricci. In braccio un fagotto mulatto coi capelli del papà, Pavel, il loro figlio. 

-Cercavamo il corso d’italiano? – 

-L’avete trovato –  faccio io

-Ah bene! – 

-Dove abitate ? – 

-A Fabbriche di Vallico – risponde lei 

Il mistero s’infittisce, questa mattina sta diventando interessante, penso subito. Perché una ragazza russa e un ragazzo nigeriano con il loro figlio sono finiti a vivere nella minuscola Fabbriche di Vallico in Garfagnana in un centro Siproimi ? 

Già che ultimamente faccio fatica a concentrarmi. Il lavoro è finito dice il capo della cooperativa, o chi per lui. “Non abbiamo più bisogno di te, come già ti accennavo”. Il lavoro ricomincia dice il capo della cooperativa, o chi per lui. “Abbiamo nuovamente bisogno di te, come già ti accennavo”. Tutto nel giro di un mese circa.

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Oggi scendiamo in campo

Siamo una banda un po’ sgangherata. Grace fatica a stare dietro al gruppo: le Stan Smith nuove di zecca non sono adatte al fango di questi campi e il timore di sciuparle è troppo alto.

– Belli sti bimbi! Guarda come dormono! – La normalità di una giornata parte dai saluti di Agnese, moglie di Marino, il padrone di casa. Mentre lui assieme alla sua ciurma sta pulendo le piante di fragole per poi metterle in congelatore e poterle utilizzare nuovamente a primavera.

Da una vita hanno le mani sporche di terra. Conoscono ogni cosa delle piante, degli alberi e degli animali. Se qualcosa non va se ne accorgono subito.

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Pisa-Firenze solo andata. Che viva il Leccio!

Che viva il Leccio!

Oggi è il giorno di rimanere in città, o meglio ci giriamo intorno ed è il tempo di fare un esperienza eccezionale. Roba da far sussultare persino l’inglesissima coppia di Manchester. 

L’obiettivo di oggi è arrivare al Leccio in tempo per il pranzo. In tempo vuol dire in tempo. Se arrivi cinque minuti dopo l’orario stabilito non si mangia e il dover scalare nuovamente le colline a stomaco vuoto non è cosa da scherzarci su.

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Pisa-Fireze solo andata. Giorno tre: Pisa a Lucca

NOZZANO: border control

Con nostra somma gioia oggi è il giorno di lasciare l’Hotel Royal Victoria. 

A modo suo, lui, ci da il suo saluto. Stanno girando un film, una fiction o non ho capito bene cosa al suo interno, ed hanno pensato bene di non chiudere l’hotel per tale incombenza. 

E’ tutto un via vai di maestranze, furgoni parcheggiati in doppia fila, carrelli trascinati all’interno nei corridoi, ogni tipo di faro e cavo sparpagliati in ogni angolo e poca gentilezza ovunque. 

Spinte, parolacce, traffico, tutti di fretta, tutti trafelati, già in ritardo ancor prima di iniziare. Ragazzetti con l’auricolare a controllare tutto il movimento e darsi un tono all’interno della produzione. Una ragazza con una felpa con su scritto il titolo del lavoro che stanno girando, ha un codazzo di due, tre persone, deduco che deve contare qualcosa più degli altri. 

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Pisa-Firenze solo andata. Giorno due: Pisa

Di solito un giorno di merda si vede sin dall’inizio. Se inizia male non c’è speranza che migliori, può solo peggiorare. 

Nel mio caso mi sveglio alle 3,30 di mattina per colpa di una zanzara e non mi riaddormenterò più. Alle 6,30 suona comunque la sveglia così mi alzo e mi vesto. Fuori piove forte (segnale di giornata di merda).

Nella sala colazioni sono solo e al buio, la cameriera si accorge di me dopo un bel po’. Julie, l’anziana atleta della squadra si unisce a me anche se sono di poca compagnia. Bevo al volo un tè mangiando non so che, ed esco sotto l’acqua. 

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Pisa-Firenze solo andata. Giorno uno: arrivo a Pisa

Il lavoro è molto semplice e complicato allo stesso tempo.

La squadra non è proprio delle migliori. Al momento della selezione ci deve essere stato come un calo di attenzione da parte dei selezionatori. Comunque il parterre è decisamente variegato. Abbiamo tre atleti statunitensi: la coppia Stacey e Charles, poi Carol. Due inglesi: Paul e Nicolette. Due australiane: Janette e Julie. 

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Dalla Patagonia alla galera

Attraversiamo tre portoni molto pesanti ed almeno cinque cancelli per entrare. Tutto sa di chiuso e consumato.

Dopo il terzo portone ti ritrovi di nuovo all’aperto in un chiostro verde con alberi e fiori ed alcuni ragazzi intenti ad innaffiarli. Poi altro cancello, altra porta ed infine entriamo nell’ala dedicata allo studio ed ai laboratori.

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