Il primo approccio con Cipro è facile, ma anche complicato. Si guida a sinistra e regolare i primi giorni agli incroci e alle rotonde siamo un po’ in banana. C’è chi sfanala, chi suona. I segni della colonizzazione restano. La nota positiva però è il traffico, per lo più assente, ad eccezione delle aree intorno alle città. Ci buttiamo in acqua appena possibile, è veramente caldo. In una sosta al mare di domenica, troviamo anche una famiglia cipriota-moldava che ci offre un pranzo. Carne, pomodori e formaggio che producono nella loro azienda agricola. Noi siamo tutti concentrati per avere il numero di telefono della biondissima nipote appena arrivata dalla Moldavia, ma non c’è chance, così ripartiamo.
Nei primi due giorni attraversiamo tutta la costa sud e dopo circa 200km arriviamo ad Ayia Napa, che pare famosissima nel suo ambito. Siamo a circa 15 km e ci arriviamo tramite una strada sterrata, visto che la strada che abbiamo imboccato viene ingoiata dall’autostrada. La deviazione non è stata facile trovarla. Siamo finiti in un capannone sozzo con trattori e pezzi di ricambio sparsi qua e là, dove un signore con due parole d’inglese ci ha spiegato come giungere sin là bici. Attraversiamo campi squallidi e bruciati dal sole, dove anche le pecore pare non abbiano voglia di pascolare. Superiamo baracche e pick-up scassati che si aggirano per questa campagna sempre più lercia a fianco dell’autostrada. La terra rossastra che ci passa sotto le ruote è un buon fondo. Ayia Napa, la Rimini di Cipro, sembra vicina e allo stesso tempo lontanissima, ancora non si fa vedere. Continua a leggere “2. Giro di Cipro – Agli inglesi piace così”
Autore: Stefano Elmi
1. Giro di Cipro – Premessa: l’incontro
Il signore anziano ci pensa un attimo, poi si alza dalla sua sedia e ci stringe le mani presentandosi come se fossimo una delegazione ufficiale venuta da chissà dove per incontrare chissà chi. Capiamo a stento il suo nome, mentre noi diciamo i nostri. Guarda le bici cariche con occhi di stupore, fa dei gran gesti e anche se non capiamo una parola di quello che dice, il senso è chiaro: dovete fare molta fatica. Dopo questi convenevoli d’altri tempi cui non eravamo preparati, ci dirigiamo dentro la piccola bottega a prendere due bottiglie di acqua fresca.
Siamo nel mezzo di un nulla fatto di strade polverose, case mezze disastrate, qualche trattore e vecchie Mercedes che passano fumanti. E’ mattina, siamo intorno alle 9, ma sono già 40 gradi. Il proprietario della bottega si è presentato a noi con un fare di chi vede quasi nessuno per intere giornate, e meno che mai si sarebbe aspettato che questa mattina passassero due stranieri in bicicletta. Lo paghiamo, gli diamo un euro per l’acqua e lo guarda con fare circospetto, non capiamo se va bene, ma ci fa segno di andare. Intanto il vicino di casa è accorso in pigiama attraversando la strada polverosa e insieme scrutano la moneta. Si rimette a sedere nella sedia fuori dalla bottega a bordo della strada e ci saluta in maniera calorosa. Salgo in sella, mi giro di nuovo per salutarlo ancora, sorride. Non abbiamo capito un tubo di quello che ci ha detto, ma è stato tutto così umano e sincero. Chissà cosa abbiamo provocato nella sua mente, penso. D’un tratto ci pare così distante il mondo da dove veniamo. Probabilmente siamo stati il suo oggetto di discussione per tutta la giornata e oltre, o magari se ne è dimenticato subito addormentandosi sulla sua sedia avvolta dall’afa. Comunque sia è stato un episodio breve, ma molto intenso e significativo per capire meglio il posto dove ci eravamo cacciati con quelle due biciclette.
Questo è un resoconto di un viaggio in bicicletta attraverso l’isola di Cipro. Non sarà verità assoluta, ma sensazioni e impressioni di quello che è stato vivendo sulle strade di quell’isola con un mezzo che non riesce mai a essere né troppo veloce né troppo lento. Sensazioni e impressioni che alla fine la dicono lunga sui luoghi e sulle persone, oppure no, decidete voi. Comunque questo è stato.
coming soon…….
Stefano Elmi
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1° maggio
Valentino, un amico che lavora nello Scatolificio Corsonna mi ha detto che per la Fiera del 1°Maggio a Fornaci di Barga, tutti i dipendenti assieme ai sindacati faranno un presidio lungo la via principale del paese.
Così, nonostante il cielo che promette acqua e armato di scarpette tecniche, decido di percorrere a piedi la vecchia strada che collega Barga a Fornaci. Oggi, questo tracciato si alterna fra strade secondarie, mulattiere e sentieri. Una volta, la via che passa dalla località di Giuvicchia e arriva sin dentro Fornaci Vecchia, era la via principale per giungere a Barga. Qui antiche testimonianze scritte narrano di come la Giuvicchia fosse stata adibita a luogo d’impiccagione, sino all’abolizione della pena di morte nello stato fiorentino. Da qui sono passati eserciti, granduchi di Toscana, nobili di varia caratura, briganti, viandanti, partigiani, nazisti e alleati.
Scendendo, su di un tornante, il bosco svanisce e si materializza la fabbrica metallurgica costruita dalla famiglia Orlando, con cui s’identifica Fornaci da poco più di 100 anni. Il colpo d’occhio, tutte le volte rimane sempre notevole. Dall’alto si capisce ancora meglio come tutto sia stato costruito in sua funzione. Continua a leggere “1° maggio”
Gli eroi di Berat – 8° episodio
Il giorno dopo i titoli dei giornali erano tutti per Fulvio Contentezza, già Sandalino, già Cavallo Pazzo, ed ora eroe ritrovato. Contentezza is back’ titolava la Pravda di Berat, che era rimasta a seguire anche il giro di Grecia, per la simpatia che suscitavano alla redazione i due sprovveduti. ‘Mai sottovalutare il cambogiano’ era invece il titolo del Giornale di Phnom Penh News. ‘E’ nata una stella, il suo nome è Cavallo Pazzo’ titolava la Gazzetta di Durazzo, anche lei rimasta a seguire le gesta atletiche.
Stavolta la fama era tornata, anche se solo per una notte e solo per uno dei due, ma era tornata, questo era ciò che contava. La tappa successiva, l’ultima in terra ferma, per approdare al giro delle isole, fu una semplice passeggiata. Baldanzosi e pieni di loro, si fermarono anche per un caffè lungo la strada tanto era il vantaggio. Nuotata in mare e sole. Tranquilli, rilassati e accerchiati dai giornalisti, che spocchiosamente ignoravano.
In serata s’imbarcarono solinghi per Itaca e là le loro tracce furono perse in maniera definitiva. Nell’isola che fu di Ulisse e Penelope, si narra di dormite in spiagge mitologiche, con mal di schiena mitologici, svegliati da capre mitologiche, sotto ulivi mitologici. Si narra anche che i due, dopo tutta questa indigestione di mitologia, li ritrovarono ubriachi in una taverna, pieni di pinte di birra, anch’esse mitologiche.
Queste sono solo le voci riportate, nessun organo di stampa ufficiale riuscì a rimanere in contatto con i due, ormai mitici eroi, nell’isola sperduta.
Le loro biciclette, pare le prime a solcare le strade di Albania, impolverate e consumate, lasciarono un vuoto incolmabile fra i nugoli di bambini posti lungo le strade che ancora aspettavano il ritorno dei loro idoli. Così come le magliette chiazzate di sudore e i segni del sole sulle cosce, gettarono nello sconforto e nella malinconia le lavandaie che durante l’impresa li avevano lavati e accuditi, anche nei momenti più bui.
Tutti iniziarono a sentirsi più soli senza i due improbabili ciclisti gocciolanti di sudore, che riuscivano a fendere l’aria quasi come due novelli Bottecchia , soltanto un po’ più grunge. Gli eroi di Berat erano entrati nella leggenda.
FINE
Stefano Elmi
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Gli eroi di Berat – 7° episodio (Lost in Corfù)
I giorni a Corfù passarono tranquilli e furono giorni di meritato riposo, in attesa della partenza del giro di Grecia. Anche se per gli ex eroi difficile fu tornare alla cosiddetta normalità. Furono infatti visti aggirarsi con fare strano e facce stralunate con le vesti da ciclista ancora indosso per le vie principali del capoluogo. Le cronache narrano di due individui dalle barbe lunghe e maleodoranti, che venivano guardati male dai numerosi e chiassosi turisti napoletani che si aggiravano a branchi per il centro in cerca di souvenir. ‘Sti albanesi! Sono ovunque! Puah!’ Contentezza giura di averlo sentito sussurrare a qualcuno. ‘Terroni del cazzo’ disse fra sé e sé Prestanome, ma si vedeva che non aveva voglia di far casino. Il cambiamento di regime politico-monetario ancora lo stordiva, e tutta questa folla che gli si aggirava intorno con la ferma volontà di spendere, lo stordiva ulteriormente, facendogli assumere uno sguardo fra l’ebete e l’intontito. Un certo malessere stava salendo, ma i nostri due ebbero l’accortezza e la lucidità, che solo i grandi atleti hanno nel momento del massimo sforzo, di dileguarsi e riposarsi in una spiaggia appartata.
Una volta rientrati sul continente, qualche giorno dopo, ebbe inizio la competizione. Igoumenitsa-Parga fu la prima tappa. Passò tranquilla, senza scossoni alla classifica generale. I nostri due ex campioni sembravano essersi ripresi, almeno in parte. Non erano nelle prime posizioni, ma comunque erano sempre presenti. Mentre i dolori di Contentezza al ginocchio, di cui soffriva sin dalla partenza, ma che con spirito di doverosa abnegazione aveva sempre celato, ora si facevano sempre più acuti. Continua a leggere “Gli eroi di Berat – 7° episodio (Lost in Corfù)”
Gli eroi di Berat – 6° episodio
Gli eroi non si ripetono mai due volte. Partiti da Dhermi dopo il giorno di riposo, i nostri due fecero i primi chilometri a spinta, mentre il caldo stava già soffocandoli, nonostante la partenza di prima mattina. Dopo circa un km fecero una pausa caffè. Successivamente proseguirono mezzi ciondolanti e furono passati da una coppia di corridori tedeschi, Von Stroppien e Baumann. La coppia tutta sorridente li salutò con fare da finti sportivi. Si vedeva lontano un miglio che i tedeschi erano pieni di sé, almeno questo pensò Contentezza.
Raggiunta la località di Porto Palermo i nostri due si gettarono nelle acque della baia per sfuggire alla calura ed al gruppo intero. Avevano percorso a mala pena 20 km. Pranzarono in un ristorante vicino. Visto che dovevano riprendere la corsa si alimentarono correttamente: un piatto di maiale per entrambi, patatine fritte e birra. Temperatura esterna 38 gradi e temperatura interna che saliva sempre più inesorabile. Continua a leggere “Gli eroi di Berat – 6° episodio”
Gli eroi di Berat – 5° episodio
‘Due presunti atleti sconosciuti diventano eroi’ titolava la Gazzetta di Durazzo. ‘Gli italiani stavolta fanno una cosa per bene’ Tirana’s Chronicle. ‘Gli eroi di Berat’ titolava semplicemente la Pravda di Berat.
‘A Bagaglio sfuma di un soffio la vittoria’ cronaca falsa e tendenziosa del Valona-Post, per sostenere l’oriundo. Rincarava la dose l’inserto sportivo del quotidiano cinese Bejing-Times ‘Xian Giun Bagaglio derubato di una vittoria sicura si ritira’.
‘Dalla Bassa Cambogia1 alle vette delle aquile’ titolo composto dal direttore italo-cambogiano Luc Galeotto, per il Giornale di Phnom Penh News, l’unico che si spostasse con l’intera redazione al seguito, composta dal fotografo Kin-Otto, e dall’oriunda capo-redattrice, Mery Cambboggia. Infine ‘Dalle stalle alle stelle, passando per una benzinaia’ titolava invece la rivista scandalistica Ci-facciamo-solo-i-cazzi-vostri-perché-i-nostri-fanno-caaa. Continua a leggere “Gli eroi di Berat – 5° episodio”
Gli eroi di Berat – 4° episodio
La svolta ci fu vicino ad una grossa fontana posta lungo la salita, dove i nostri due assetati, per non perdere altro tempo prezioso, riempirono velocemente le loro borracce. Dall’altra parte della strada uno strano tipo con dei gran baffoni e l’aria affabile li aveva notati, e li chiamò al cospetto della sua grossa Mercedes anni ’90. S’informò da dove venissero, dove andassero e poi aprì il bagagliaio. Era un serbo che avrebbe voluto vendergli qualsiasi cosa. Magliette, peluche, sigarette, liquori, scarpe, ciabatte, coperte, profumi, insomma ogni cosa. Parlava 7 lingue in contemporanea e avrebbe imbambolato chiunque. Poi Prestanome notò una scatola a lato, che il tipo non aveva minimamente toccato. Era piena di pasticche di tutte le forme e colori. Il serbo la richiuse in gran fretta e nervosamente la nascose sotto ad altre scatole. Ad ogni domanda sul suo contenuto rispondeva in maniera evasiva o al limite dice solo ‘dance dance’. Prestanome bruscamente tirò fuori 2000 lek dalla maglietta ed altrettanto bruscamente ficcò una mano nella scatola e ne prese un paio, una per sé, che ingerì all’istante e una la mise nella bocca di Contentezza, che ancora non aveva realizzato cosa stesse succedendo. Prestanome per il quasi amore della sua benzinaia avrebbe fatto ogni cosa pur di vincere la tappa. Il serbo prese i soldi e si dileguò in tutta fretta. Continua a leggere “Gli eroi di Berat – 4° episodio”
Gli eroi di Berat – 3° episodio
Il mare si faceva sempre più lontano, dovevano ritornare verso l’interno per affrontare la montagna e da lì la discesa che li avrebbe condotti a una gloria certa. La strada proseguiva con lunghi rettilinei. Leggera salita, vento contro, fatica che aumentava, e velocità che mano a mano diminuiva. Per quanto mulinassero le gambe parevano fermi. Avevano già percorso 100km e ora all’orizzonte si profilava il tratto più duro della tappa. Si fermarono per fare un carico d’acqua in un distributore lungo la strada deserta. Entrarono e si diressero al frigorifero, non c’era anima viva all’interno, ed in maniera un po’ rozza urlarono per farsi servire. Si misero ad aspettare con quell’aria di sufficienza e un po’ scoglionata di chi si attende che sbuchi da dietro il bancone un benzinaio o un meccanico con la sua tuta sporca di grasso. Continua a leggere “Gli eroi di Berat – 3° episodio”
Gli eroi di Berat – 2° episodio
Dopo circa un’ora i nostri ripartono in direzione Valona, la strada saliva ed il traffico non accennava a diminuire. Era una gara di equilibrismi per non essere centrati dalle auto che sbuffavano in salita. Poi la svolta in vista della costa: ingresso in autostrada. Nuova appena costruita, super liscia. Contentezza e Prestanome assaporarono già di tagliare per primi anche il secondo traguardo intermedio della giornata. L’Autobahn albanese però si rivelò interminabile e il vento contrario iniziò a farsi sentire sulle gambe. Lo sconforto iniziò a pervadere le anime di questi due avventurieri in cerca di vana gloria. Spingevano e spingevano, ma sembravano non avanzare neanche di un chilometro. L’acqua terminò e il sudore aumentò. La temperatura era vicina ai 40 gradi Celsius. Poi l’illuminazione di Contentezza. Tirò fuori dalla maglietta una boccetta regalata la mattina dall’uomo senza nome di Berat che li aveva ospitati. Era raki, la grappa albanese. Non avevano altri liquidi da assimilare, erano a rischio disidratazione. Ne buttarono giù metà per uno, il caldo e il sudore sembrarono aumentare. Ci fu una piccola perdita di equilibrio, ma i due con un paio di colpi di pedale più decisi si ripresero all’istante. Entrarono a Valona ad una velocità stimata di 55km l’ora. Continua a leggere “Gli eroi di Berat – 2° episodio”



