Gli eroi di Berat – 2° episodio

Dopo circa un’ora i nostri ripartono in direzione Valona, la strada saliva ed il traffico non accennava a diminuire. Era una gara di equilibrismi per non essere centrati dalle auto che sbuffavano in salita. Poi la svolta in vista della costa: ingresso in autostrada. Nuova appena costruita, super liscia. Contentezza e Prestanome assaporarono già di tagliare per primi anche il secondo traguardo intermedio della giornata. L’Autobahn albanese però si rivelò interminabile e il vento contrario iniziò a farsi sentire sulle gambe. Lo sconforto iniziò a pervadere le anime di questi due avventurieri in cerca di vana gloria. Spingevano e spingevano, ma sembravano non avanzare neanche di un chilometro. L’acqua terminò e il sudore aumentò. La temperatura era vicina ai 40 gradi Celsius. Poi l’illuminazione di Contentezza. Tirò fuori dalla maglietta una boccetta regalata la mattina dall’uomo senza nome di Berat che li aveva ospitati. Era raki, la grappa albanese. Non avevano altri liquidi da assimilare, erano a rischio disidratazione. Ne buttarono giù metà per uno, il caldo e il sudore sembrarono aumentare. Ci fu una piccola perdita di equilibrio, ma i due con un paio di colpi di pedale più decisi si ripresero all’istante. Entrarono a Valona ad una velocità stimata di 55km l’ora. La città ai loro occhi apparve come la Parigi d’Albania, erano galvanizzati, gli ampi viali lasciarono parecchio spazio alle loro gesta atletiche. Disinvolti tagliarono tutte le rotonde, gli incroci, i semafori e tutto ciò che pareva essere un ostacolo. Si separano, Contentezza tirò dritto in un viale all’interno della città, Prestanome deviò per i viali del lungomare. Proseguirono così per una mezz’ora, o almeno così parve loro. Prestanome fu ritrovato sdraiato sul tetto di una Punto della Guardia di Finanza nei pressi del porto, mentre la sua bici non fu mai più ritrovata. Contentezza invece fu trovato abbracciato al tavolino di un barrino di periferia mentre biascicava ‘oste portamene un altro’. Prestanome si finse un vietnamita in vacanza per sfuggire ai controlli antidoping che i finanzieri volevano imporgli. Contentezza venne rianimato e portato in spalla, assieme alla sua bici, da una ciurma di 10 macedoni in pausa pranzo. I nostri due corridori si ricongiunsero all’interno della taverna preferita dagli ex scafisti di Valona, così almeno diceva l’insegna, e mangiarono una bistecca con patatine. Erano passate circa 4 ore dalla partenza da Berat, il vantaggio era talmente rassicurante che poterono rifocillarsi e riposarsi almeno per un paio di ore. Questa fu una buona condotta di gara, come comunemente viene detto in questi casi.

I giornalisti iniziarono ora ad assediare i due ciclisti sconosciuti alle cronache sportive. Il franco-albanese Ermanno Bohemien era l’inviato di punta de La Gazzetta di Durazzo. Mentre il Tirana’s Chronicle si affidava alla penna di origine anglosassone, già noto polemista, Gustavo Flanagan. Infine la Pravda di Berat aveva il suo inviato autarchico, Alfonso Hoxha. Loro furono i primi a giungere con le motociclette a Valona e a tentare di scoprire qualcosa in più sui due fuggitivi.

Anche i giornalisti pranzarono coi due atleti inzuppati di sudore. Subito venne chiesto loro come si sentivano, le risposte furono mugugni e sorrisetti di chi la sa lunga e non ha voglia di perdere tempo con degli scribacchini. Insomma se la tiravano, dopo che nessuno se li era mai filati. Ora sapevano di avere il coltello dalla parte del manico. Ma non sapevano però cosa li aspettava dopo Valona, quale montagna dovessero affrontare, o meglio lo sapevano, ma non sapevano quanto li avrebbe messi alla prova. Questo i giornalisti glielo dissero, conoscendo molto bene la zona. Il famigerato Logara Pass, che divide Valona da Dhermi, la California dell’Albania, è il passaggio più duro di tutti i Balcani meridionali. Contentezza e Prestanome facevano gli spavaldi e non credevano alle chiacchiere dei giornalisti locali. Li cacciarono senza ritegno. Facevano gli antipatici, forse più per la stanchezza che per altro, però dentro di loro pensarono oramai di aver concluso la tappa, anche se piano piano si stava insinuando in loro un piccolo dubbio. Ma subito venne soffocato da una Tirana Lager Premium che buttarono giù tutto d’un fiato. Il vantaggio era talmente rassicurante che i due trovarono anche il tempo di fare un pisolino all’ombra di qualche albero in un giardino pubblico vicino al mare. Pisolino che fu interrotto da due gentili infanti che iniziarono a toccare tutta la loro attrezzatura, a fare 56 domande al secondo, a fregare l’acqua fresca appena comprata, e insistere perché gli venisse offerto un gelato, ed alla fine, far sì che Contentezza e Prestanome fuggissero, senza neanche aver chiuso occhio, solo dopo aver staccato con forza i pargoli dai telai delle loro bici.

L’andatura sul lungomare era tranquilla, i due osservavano lo skyline cementizio di Valona con stupore, poi piccolo tunnel e la costa proseguì oltre la città. Il mare qui si faceva splendido e splendide erano le ragazze in costume. I due si dimenticarono della corsa. Pedalarono a bocca aperta fra bikini e grosse Bmw. Tutti, al loro passaggio cominciavano a ridere. Non capivano molto bene la lingua locale, ma la parola era sempre quella appena li vedevano passare: barbun!

continua…

Stefano Elmi

scrittimaiali©

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