lepiccolecosefannoladifferenza (come uno spazio fra le parole)

bnVado o non vado? Vado o non vado? Ma dove? Non importa dove. La domanda è vado o non vado? No non vado di certo! Che vado a fare io? A che serve? Si sa chi era e cosa ha fatto, che ci vado a fare. Poi io ero piccolo, me la ricordo solo per sentito dire. Sì va bene, dopo mi sono documentato, ho letto, visto film, però ora…. insomma che me ne frega. Poi queste cose pubbliche mi disgustano. Troppa retorica, troppo auto-referenzialità, specie se si tratta di una faccenda inglese. No non ci vado neanche morto! Lo giuro!

La signora attempata a fianco a me ascolta incessante il gracchiare della sua radiolina, di quelle come non se ne vedono più, che trasmette per intero la cerimonia funebre. Sta seduta incredibilmente immobile su una seggiolina minuscola da campeggio mentre è circondata da un mare in tempesta, la folla. E’ insieme ad un gruppo di amiche che per l’occasione hanno messo su un cappotto modesto, ma buono, e tengono una mini Union Jack in mano. Continua a leggere “lepiccolecosefannoladifferenza (come uno spazio fra le parole)”

“We are one. That’s my belief”

Yahaya Adamson
Yahaya Adamson

“We are one. That’s my belief”. Sembra il ritornello di una canzone dal sottofondo molto reggae, ma in realtà è la frase che pronuncia più spesso Adamson Yahaya, nigeriano di Kanu, musulmano di religione, classe 1992 e ormai conosciuto ai più come Mr. One Love in quel di Fabbriche di Vallico (LU).

“We are all nigerians” questa è la risposta alla domanda se per lui ci sono differenze fra musulmani e cristiani nel suo paese e specialmente nella sua città, che negli ultimi anni è il centro di un vortice infinito di attentati e morte. “Io non credo che siano nigeriani quelli di Boko Haram. La maggior parte di loro vengono da paesi vicini o se non addirittura dall’Asia, per costituire una nazione fondata sulla sharia. Questa non è solo la mia idea, ma quella della gente che ho conosciuto a Kanu. Là andavo a scuola e avevo amici cristiani, vivevamo tutti insieme in maniera tranquilla e pacifica. Anche i miei genitori erano misti. Mio padre era musulmano e mia madre cristiana anglicana. Anche se devo dire che i nonni dalla parte di mio padre non vedevano di buon occhio questa unione, però loro si sposarono lo stesso”

Pelle nera, ma non scurissima. Narici larghe, piccoli riccioli in testa e sguardo gentile. Intorno alla bocca ha alcune cicatrici, uguali a quelle sul braccio. Sono i segni distintivi della sua etnia, Hausa, maggioritaria nello stato settentrionale della Nigeria da cui proviene. Continua a leggere ““We are one. That’s my belief””

10. Giro di Cipro – Il ritorno

10Ma non è finita. Ore 9e30 locali siamo già fuori dall’aeroporto di Pisa a montare le bici per l’ultima tappa. Pisa-Barga. Mia madre mi telefona: prendi il treno che è caldo! Guardo il termometro, sono 35 gradi. Puah! Quasi freddo.

Ritorniamo sulla strada belli baldanzosi e tutti abbronzati. Percorriamo il primo chilometro sulla sinistra, contromano. Rischiamo la vita e finalmente ci accorgiamo che siamo a Pisa così riprendiamo la destra. Siamo gasati e ci aggiriamo col fare di chi torna vincitore da una campagna di guerra. Abbiamo concluso il giro di Cipro, noi! Merde!

Poi succede quello che non ti aspetti. Quello per cui ci eravamo allenati duramente prima di partire, e che abbiamo cercato di ripetere al meglio in corsa, ovvero evitare di essere superati da qualsivoglia ciclista o simile. Ed invece proprio come quelle corse in cui succede tutto all’ultimo giro, accade l’irreparabile.

Una signora anziana, sorrisetto falso con tanto di camicetta a fiorellini blu, gonna sventolante e capello in maxi-piega ci supera a tutta velocità sul cavalcavia della ferrovia con la sua nuovissima, e odiatissima, bicicletta elettrica.

Oriano scoppia in lacrime e urla di ritirarsi per sempre dall’attività. Io mi fermo, lascio la bici, monto sul parapetto per buttarmi sui binari ma un passante mi ferma in tempo. Siamo sconvolti. Come può essere successo? Sembrava fatta, ci siamo distratti per un minuto dopo 15 giorni, e lei ne ha approfittato. E poi chi era lei?

Sarà un duro colpo da digerire questo, più duro di certe cicatrici che rimangono impresse sulla pelle.
Imbocchiamo la strada per Lucca a tutta, saltiamo passaggi a livello chiusi, non ci importa di nulla e siamo molto incazzati. Passiamo Lucca ancora più forte, le mura non le vediamo nemmeno. Superiamo ed abbattiamo branchi di fighetti-gambe-depilate che con le loro bici da corsa super-leggere e super-performanti, tentano di imitare un Cavendish qualunque lungo la fondovalle. Arriviamo a Fornaci, saliamo da  Loppia veramente a tutta, ed oltre. Non siamo stanchi noi. Ci fermeremo soltanto in piazza del comune, dal Marino, a forza di birre e tocchini. Il giro era finito.

FINE

Stefano Elmi

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scrittimaiali©

9. Giro di Cipro – La fine

Alla mattina ci svegliamo abbastanza tardi e fuori fa ancora fresco, meraviglioso. Girottoliamo per il paese, che non è un vero e proprio paese. E’ immerso in un bosco di pini odorosi con una moltitudine di sentieri per trekking e mountain bike. Ai chioschi dei souvenir è un continuo via vai di russi che arrivano coi loro suv. I nuovi conquistatori dell’isola. Arriviamo in prossimità del monte Olimpo, non possiamo raggiungere la vetta perché c’è un mega-radar dell’esercito inglese fatto a forma di pallina da golf, con l’unica differenza che è gigantesca.

A fianco arriva la seggiovia che d’inverno porta su gli sciatori. Sembra un altro mondo. Si vede il mare della parte turca oltre la green-line. In lontananza un ammasso urbano biancastro, Nicosia. Fra l’orizzonte e le montagne una distesa gialla infuocata, il nostro deserto del Kalahari. Fanculo! Sembra così piccolo da qui, e magari lo è, però in bici è tutto così infinito certe volte. Comincia a piovere e fa piuttosto fresco. Tutt’intorno le montagne sono ricoperte da pini sin sulle vette. Qua e là altre palline da golf gigantesche sulle vette più alte. Continua a leggere “9. Giro di Cipro – La fine”

8. Giro di Cipro – A Nicosia non piace la bici (parte 2)

Sullo sfondo da una parte le montagne e dall’altra il mare della costa turca, e neanche una casa a cui chiedere dell’acqua. Vediamo un’insegna della Coca-Cola, ci fiondiamo. Sarà un ristorante chiuso almeno da un anno. Merda, ancora. Ci prendiamo un integratore gelatinoso, l’unica cosa che abbiamo e possiamo buttar giù, idea pessima, fa venir ancora più sete. Intanto il mio contachilometri acquistato da Decathlon, e fatto passare per un invenzione avveniristica ed irrinunciabile, è fermo da ormai 30 km. Nel clima di nervosismo generale che piano piano sta prendendo il sopravvento, prendo il coltellino e taglio tutto e lo tiro in un bidone lì vicino. Bisogna eliminare il peso inutile. Non stiamo ormai più tanto bene.

Ripartiamo ma i chilometri non passano. Ogni tanto qualche salita, la velocità che si riduce e i chilometri che continuano a non passare. Più avanti c’è quello che ha tutti i crismi per sembrare un miraggio, un negozio di ceramiche. Cosa ci faccia un negozio di ceramiche in mezzo al deserto del Kalahari non lo so, però il signore è gentile e ci offre un bicchiere d’acqua, dicendoci che più avanti troveremo una stazione di servizio. Leggermente ripresi, ripartiamo. Inutile dire che della stazione di servizio neanche l’ombra. L’unica cosa che troviamo è un chiosco di una signora che vende cetrioli e altre verdure inutili. Ci offre dell’acqua e stiamo meglio. Ma dove cazzo siamo? Ripartiamo e dopo poco svolta a sinistra della strada e intravediamo quella che sembra una stazione di servizio. Stavolta non è la stanchezza, è veramente lei. Una specie di oasi in mezzo al deserto per noi. Sono le due del pomeriggio, fa caldissimo e siamo sconvolti. Continua a leggere “8. Giro di Cipro – A Nicosia non piace la bici (parte 2)”

7. Giro di Cipro – A Nicosia non piace la bici (parte 1)

Scusi mi sposta la bici. Scusi è sua la bici? Me la sposta. Non può lasciare la bici qui. Scusi devo entrare in ufficio mi toglie la bici. Ehi scusa hai un posto per la bici? Nooo!

Arriviamo alle porte di Nicosia nord (la parte turca della capitale) da una pianura noiosa e caldissima, ma niente in confronto alla strada a quattro corsie che dobbiamo percorrere per svariati chilometri, prima di arrivare in città. Traffico allucinante e città in avvicinamento. La vediamo là sullo sfondo assieme all’ultimo muro d’Europa, ma non arriva mai. Poi entriamo in una periferia infinita fatta di concessionarie d’auto più o meno ufficiali. Alla fine delle concessionarie arrivano le mura veneziane molto ben conservate. Seguiamo le indicazioni per il Ledra Palace, il check point per passare nella Cipro greca. Continua a leggere “7. Giro di Cipro – A Nicosia non piace la bici (parte 1)”

6. Giro di Cipro – 2° Commedia turco-cipriota (parte 2) Gli sfigati di Karpass

Il giorno seguente inizia in maniera strana. Per mezz’ora fuori piove a dirotto, nessuno aveva mai visto questo in agosto a Cipro. Potrebbe essere un segnale. Infatti, nuova foratura. Stavolta la bici di Oriano è a terra. Tutto pare essere sempre più grottesco. Proviamo a ripararla con le toppe che abbiamo acquistato ma la colla non è buona. Siamo in difficoltà, non sappiamo più cosa fare. Per la bici di Oriano pare non esserci soluzione. Rischiamo veramente di rimanere a piedi in questa specie di oasi desertica.
Decido di andare a Dipkarpaz, come quelle vedette in avanscoperta, solo più puzzolente e barbone. Monto in sella alla mia bici, per oggi incredibilmente ancora senza guai, lego 4 camere d’aria da riparare sul portapacchi e mi dirigo da solo verso la temibile salita che ci divide con la civiltà. Sono solo 5 km, che comunque non dureranno all’infinito, ma possono essere lunghissimi. Intanto la strada sale, tolto il primo tornante iniziale, è completamente dritta. Sono le 10e30 di mattina e il caldo è già notevole. La supero con la massima discrezione, affinché il nemico non mi scopra. Mi inoltro nel paesino, che dovrebbe aiutarmi, senza dare nell’occhio.
Sulla via che conduce al mercato principale c’è un piccolo market, non mi fermo, pensando che non hanno niente. Sbagliato. Ci arriverò più tardi. In ordine, perdo più di un’ora fra: Continua a leggere “6. Giro di Cipro – 2° Commedia turco-cipriota (parte 2) Gli sfigati di Karpass”

5. Giro di Cipro – 2° commedia turco-cipriota (parte 1) “Gli sfigati di Karpass”

Ripartiti da Komi ci dirigiamo verso la penisola di Karpass, una specie di oasi incontaminata.
Lungo la strada ci fermiamo a prendere un po’ d’acqua in una bottega, mentre siamo fuori si materializza un ragazzino che con la sua mountain bike super scassata sale e scende dei gradini. Si ferma, viene a vedere le nostre bici e poi ci fa cenno di seguirlo. Noi ripartiamo e tentiamo di stargli dietro. Questo discolo ha una bici completamente senza freni, la ruota posteriore è tutta storta e per frenare fa pressione sopra con le ciabatte. Noi partiamo, lui imbocca la strada contromano a tutta velocità. Arrivano auto e camion ma li schiva, gli urlo, pensando che si spiaccicasse contro uno che sopraggiungeva. Poi finita la leggera discesa con il piede inizia a frenare e a fare delle sbandate più o meno controllate per poi fermarsi ad un distributore di benzina. Lo superiamo, gli urlo che è fuori di testa, sorride e torna indietro.
Dopo 50 km costeggiamo una spiaggia il cui nome turco è impronunciabile, perciò è stata ribattezzata da tutti Malibu Beach. Il mare è fantastico, acqua trasparente ed è talmente calmo da sembrare una piscina. E’ un buon posto per fare una pausa durante le ore più calde. Continua a leggere “5. Giro di Cipro – 2° commedia turco-cipriota (parte 1) “Gli sfigati di Karpass””

4. Giro di Cipro – 1° Commedia turco-cipriota (parte 2)

Dopo aver fatto la doccia ritorna il tipo col cappellino con la sua bici scassata, che da ora in poi sarà il duro. Guarda le nostre bici e dice solo: problema, problema. Arriva il figlio della proprietaria, l’unico che parli un po’ d’inglese. Ci dice che se vogliamo ci chiamerà certi suoi amici che verranno qui a riparare le ruote. Accettiamo. Ormai è buio sono le 8 o le 9 di sera. Tutto il vicinato, capitanato da il duro, è accorso a vedere i due italiani con le loro bici a terra. Bambini, madri di famiglia, anziani. E’ arrivato un furgone con all’interno tutto l’occorrente per le riparazioni. E’ un lavoro piuttosto lungo. Ci mettiamo a parlare col figlio della proprietaria. Ha studiato ingegneria civile all’università di Famagusta, e si è laureato neanche due settimane fa, ha ancora una settimana di vacanza poi andrà a fare il servizio militare nell’esercito turco. Non lo invidiamo per niente. I due riparatori venuti col furgone armeggiano con le biciclette, hanno finito, insieme a loro il duro, che non si risparmia nell’aiutare, anzi. Il figlio della proprietaria mi dice che è bravo però ogni tanto è un po’ strano. Non capisco. ‘He loves alchool’ conclude. Capito. Continua a leggere “4. Giro di Cipro – 1° Commedia turco-cipriota (parte 2)”

3. Giro di Cipro – 1° Commedia turco-cipriota (parte1)

Superiamo la green line, ed entriamo nella Repubblica Turca di Cipro Nord, per i turchi, e nei territori occupati, per i greci, verso le 10 di mattina. Per raggiungere la frontiera abbiamo attraversato la base militare inglese (Sovereign Base Area) che fa da confine. L’ex impero mantiene un certo controllo sui suoi ex possedimenti.

Passiamo accanto alla Union Jack sotto un sole a 45 gradi molto poco british. Dopo le formalità della frontiera finalmente passiamo. Mezzaluna rossa su sfondo bianco, la bandiera di Cipro Nord, assieme a quella turca, sono ovunque. Agli angoli delle strade, sulle mosche, costruite rigorosamente a fianco delle chiese greche ortodosse sbarrate e decadenti da 40 anni a questa parte, e poi sulle barche dei pescatori, sulle auto e avanti così, nessuno si salva. Continua a leggere “3. Giro di Cipro – 1° Commedia turco-cipriota (parte1)”