5. Giro di Cipro – 2° commedia turco-cipriota (parte 1) “Gli sfigati di Karpass”

Ripartiti da Komi ci dirigiamo verso la penisola di Karpass, una specie di oasi incontaminata.
Lungo la strada ci fermiamo a prendere un po’ d’acqua in una bottega, mentre siamo fuori si materializza un ragazzino che con la sua mountain bike super scassata sale e scende dei gradini. Si ferma, viene a vedere le nostre bici e poi ci fa cenno di seguirlo. Noi ripartiamo e tentiamo di stargli dietro. Questo discolo ha una bici completamente senza freni, la ruota posteriore è tutta storta e per frenare fa pressione sopra con le ciabatte. Noi partiamo, lui imbocca la strada contromano a tutta velocità. Arrivano auto e camion ma li schiva, gli urlo, pensando che si spiaccicasse contro uno che sopraggiungeva. Poi finita la leggera discesa con il piede inizia a frenare e a fare delle sbandate più o meno controllate per poi fermarsi ad un distributore di benzina. Lo superiamo, gli urlo che è fuori di testa, sorride e torna indietro.
Dopo 50 km costeggiamo una spiaggia il cui nome turco è impronunciabile, perciò è stata ribattezzata da tutti Malibu Beach. Il mare è fantastico, acqua trasparente ed è talmente calmo da sembrare una piscina. E’ un buon posto per fare una pausa durante le ore più calde.
Nel pomeriggio, una volta rimontati in sella giungiamo a Dipkarpaz, l’ultima cittadina della penisola. Mercato, ristorante, pompa di benzina, una guest house e poi più niente. Poco dopo inizia una discesa ripida di circa 5 km che porta nella riserva naturale di Karpass. Il fondo stradale peggiora, per poi proseguire per altri 20, 30 km e arrivare alla fine dell’isola. La punta più a est di Cipro. Ormai è sera, di campeggi neanche l’ombra, ed al primo alberghetto ci fermiamo. Blue Sea Hotel, un po’ anni ’80 andati a male, ma il proprietario è gentile.
La mattina seguente decidiamo di lasciare la roba in camera così da girare per la penisola più leggeri. Prima di partire sostituisco una camera d’aria, visto che almeno due volte al giorno mi devo fermare per gonfiarla. La penisola è fantastica, pressoché disabitata e molto selvaggia, e ricoperta da una vegetazione mediterranea molto bassa. Solo pecore all’ombra sotto gli ulivi e asini selvatici che scorrazzano qua e là. Dopo appena 5 km foro nuovamente la ruota che ho sostituito poco prima all’albergo. Sono incazzato. Non ne posso più. Provo a gonfiarla, per vedere se regge, ma dopo neanche un km sono completamente a terra. Ci infiliamo all’ombra sotto un ulivo assieme ad alcune pecore per sostituire la camera d’aria. Mentre sto andando sotto l’albero mi taglio la caviglia con un ramo secco. L’orologio segna 47 gradi e il nervosismo è ancora più alto.
Una volta riusciti a ripartire raggiungiamo il monastero dell’Apostolo Andrea. Un monastero greco-ortodosso che, anche se si trova in uno stato di decadenza, è stato lasciato aperto dalle autorità nord-cipriote ai pellegrini che giungono dal sud. Nel piazzale davanti ci sono degli asinelli tranquilli che annusano i turisti che visitano il piccolo mercato. Ci fermiamo in una spiaggetta con acqua cristallina, la strada asfaltata è terminata, poco più in là due bandiere enormi (turca e nord-cipriota) poste sull’ultimo scoglio dell’isola. Qui Cipro è terminata.
Sulla via del ritorno al nostro alberghetto, ci fermiamo a mangiare qualcosa in un ristorantino con un panorama mozzafiato sulla Golden Beach. Almeno 5 km di distesa sabbiosa con tanto di dune, che pare di essere in una specie di California, soltanto più mediterranea.
Sono le sei di sera, fra poco più di un’ora il solo tramonterà, e c’è un atmosfera particolare. I proprietari sono una coppia inglese. Roger si presenta dicendoci che poco meno di un mese fa è stato a Taormina, wonderful, e Sorrento, wonderful. Wonderful come il conto che ci porterà. 40 euro per dei calamari fritti, patatine, caffé e 4 birre. Già perché quattro birre se siamo solo in due? Forse per sete? No. Perché all’improvviso siamo serviti non più da Roger-Wonderful ma da una ragazza tutta sorridente e gentile, in shorts e magliettina striminzita. Ha un colore della pelle magnifico, piuttosto scuro ma non troppo. Capelli marroni lunghi. Mi guarda e mi sorride. Mi sorride e mi guarda. Va agli altri tavoli e continua a guardare e sorridere. Cosa sta succedendo penso? Trangugio la Efes Pilsen appena servita. Scusa altre due birre per favore. Of course, fa lei. Oriano mi guarda e dice: cosa stai facendo non ho neanche iniziato a bere la prima. Lascia fare, faccio io. La ragazza sorridente porta le altre due birre. Sarà la stanchezza, sarà il caldo, sarà il non aver mangiato nulla in tutto il giorno e praticamente sono già ubriaco. Lei continua a guardare e sorridere. Sorridere e guardare. Everything is ok guys?Yeah ok! Guarda, sorride. Sorride e guarda anche quando s’infila in una macchina tamarra di un tipo tamarro appena arrivato lì. Fanculo! La stanchezza!
Ripartiamo che ormai è buio. Accendiamo i nostri fanali. La nostra dimora dista ancora 15 km circa, e ne avremo per circa un ora. Pronti via e scatto nel buio, con ancora la fievole speranza di trovare la cameria-sconosciuta-guarda-e-sorride-sorride-e-guarda lì da qualche parte, finché non termina l’effetto della birra.

to be continued…

Stefano Elmi

 scrittimaiali©

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