lepiccolecosefannoladifferenza (come uno spazio fra le parole)

bnVado o non vado? Vado o non vado? Ma dove? Non importa dove. La domanda è vado o non vado? No non vado di certo! Che vado a fare io? A che serve? Si sa chi era e cosa ha fatto, che ci vado a fare. Poi io ero piccolo, me la ricordo solo per sentito dire. Sì va bene, dopo mi sono documentato, ho letto, visto film, però ora…. insomma che me ne frega. Poi queste cose pubbliche mi disgustano. Troppa retorica, troppo auto-referenzialità, specie se si tratta di una faccenda inglese. No non ci vado neanche morto! Lo giuro!

La signora attempata a fianco a me ascolta incessante il gracchiare della sua radiolina, di quelle come non se ne vedono più, che trasmette per intero la cerimonia funebre. Sta seduta incredibilmente immobile su una seggiolina minuscola da campeggio mentre è circondata da un mare in tempesta, la folla. E’ insieme ad un gruppo di amiche che per l’occasione hanno messo su un cappotto modesto, ma buono, e tengono una mini Union Jack in mano.

Sull’altro mio fianco ci sono tre signori ben piazzati e anche loro piuttosto attempati, con rispettive signore. Loro sono avvolti in cappotti neri pretenziosi. Le signore hanno occhiali di Gucci. I tre sono tutti in-giacca-e-incravattati sotto quelle loro corazze nere. Consultano i loro iphone con fare adolescenziale aspettando l’uscita del feretro.

Passa un ragazzo che rimane coperto dalla folla, che urla qualcosa contro lo spreco di soldi per questa parata. I tre tories, nel senso della loro stazza fisica, rispondono con fare stizzito e fermamente lo mandano a cagare.

Inizia a piovere, una signora dei tories-occhiali di Gucci apre il suo ombrello e per poco non mi acceca. Un tory le dice di fare attenzione. Timidamente ringrazio.

Noto sul tetto della cattedrale due figure. Poliziotti. Sul tetto di un palazzo vicino ce ne sono altre due: una punta costantemente il binocolo sulla folla sottostante, l’altra la sua macchina fotografica. Guardo i tetti lungo il viale ed è tutto un fiorire di figure nere, poliziotti. Poi su un tetto vedo dei fari, quelle sono le TV di tutto il mondo che non si vogliono perdere lo spettacolo.

Lungo tutta la strada sgombra ci sono i poliziotti con le divise da cerimonia e i guanti bianchi. Il feretro sta per uscire dalla cattedrale. Passano marciando il gruppo di otto militari che racchiudono tutte le forze armate britanniche e che hanno trasportato la bara in spalla di fronte all’altare questa mattina. Ci sono tutti: Royal Navy, Raf, Coldstream coi loro colbacchi giganti in pelle d’orso canadese, i Marine Corps e anche un Gurka nepalese, con tanto di pugnale d’ordinanza alla vita, quest’ultimi famosi a suo tempo per non fare prigionieri, mai.

Ci siamo. La gente ai bordi della strada gli applaude. Tutti guardano verso la scalinata della cattedrale. Sta uscendo e la gente prosegue nell’applauso. Ora è nel carro funebre. Parte. Bene, fra poco passa. Aspetta. Aspetta e non arriva nessuno. Aspetta ancora e gli spettatori dall’altra parte della strada abbandonano le transenne, poco dopo un poliziotto dice che ha fatto un altro percorso e non passerà di qua per ragioni di sicurezza. E’ il rompete le righe, si sgombera. I tories sono già partiti da un po’. Le signore attempate, chiusa la loro radiolina, indugiano ancora coi gomiti appoggiati alle transenne. Io me ne vado, devo sgranchire le gambe, sono stato troppo fermo nella folla.

Ma tu guarda questa statista, penso mentre mi allontano fra la calca che piano piano sta scemando, fino all’ultimo coerente col suo pensiero: far incazzare le persone. Perché non è passata dalla strada principale? Dice l’hanno dirottata sui viali lungo il Tamigi perché più veloci per arrivare a destinazione, che fretta aveva? Insomma non ci volevo neanche venire io. Però non si fa così. Se si fa un funerale bisogna avere il coraggio di passare davanti a tutti quelli che sono venuti. Chissà se si sarà vergognata almeno un po’, scappare così alla sua età.

Cammino senza una metà precisa e tutto d’un tratto mi viene in mente che devo comprare uno scolapasta. Così, ogni tanto mi ritorna in mente. Sono quasi due mesi che ho cambiato casa e continuo a scolare la pasta senza scolapasta, inventandomi di volta in volta marchingegni e astuzie il più delle volte disastrosi.

Continuo a camminare e vedo un sacco di gente che cerca di catturare almeno un’immagine per poter dire: io c’ero. Un tipo quasi si sdraia davanti ad una Union Jack per farsi un autoscatto, col poliziotto che dietro gli diceva di no. Aveva un effetto così comico.

Giro e giro e mi trovo in un viale deserto che è tutto un correre solamente di auto blu e lampeggianti. Raggiungo il culmine di questo viale, da dove partono le auto, e mi trovo davanti ad un palazzo come tanti altri circondato dalle telecamere dei canali televisivi fra i più famosi. Poi fotografi, poliziotti in divisa, agenti in borghese più o meno di sicurezza, un labirinto di transenne e poi fuori, tutti quelli che come me passavano di là.

Uno alla volta o in gruppo escono tutte le delegazioni venute ad assistere al rito funebre. Africani, arabi, asiatici, non ne conosco uno. Poi esce Barroso, presidente della Commissione Europea. Il premier inglese David Cameron, sorriso spianato in favore delle telecamere mentre si avvicina in maniera disinvolta alla sua Jaguar nera. Sali Berisha, presidente dell’Albania, che non pensavo esistesse ancora dopo i ladrocini degli anni ’90, ride e guarda il suo telefono mentre sosta vicino alla porta del palazzo. Esce anche Mario Monti e mi torna in mente lo scolapasta, non so se per associazione di idee o cos’altro, ma questo è. Lui monta su un mini-bus insieme ad altre delegazioni.

Fra Monti, Berisha e Cameron mi arriva un messaggio sul telefono. Mittente femminile. Wooow, penso. Leggo. Il significato è più o meno questo:

– fra noi due è meglio se non ci vediamo più, ma questo te lo avevo già detto pochi giorni fa, volevo solo aggiungere che per quei giorni in cui dovevo venire a trovarti, alla fine vengo lo stesso però con una mia amica così stiamo in ostello. Ecco a proposito di questo potresti consigliarcene uno buono? Poi cosa potremmo vedere di bello, io e la mia amica, in città? Cosa consigli? – Fine del messaggio. Io sto sognando. Ma di cosa sta parlando? Ma come mai mi capitano queste cose? Chi può mandare un messaggio del genere? Lady Thatcher? No quella è ufficialmente morta. Leggo il mittente…… beh quasi ufficialmente.

Alzo gli occhi dal telefono e dall’altra parte della strada Berisha mi guarda e ride, di nuovo. Cazzo ridi?! Monti freddissimo come al solito rimonta su un altro mini(scuola)bus, con la sua comitiva, quello di prima era pieno. David Cameron fiero, sorridente e ciuffo al vento sale in auto. Ed io lì, dietro le transenne insieme a tanti altri che mi ritorna in mente lo scolapasta da comprare. E’ tutto così grottesco. Il luogo, i personaggi, lo scolapasta, e il tempismo sopratutto e poi Berisha, l’unico che ancora non se ne va e continua a ridere. Ma che cazzo ride?!

NOTE A MARGINE DEL FUNERAL PARTY

  • non vedrò più l’autrice del messaggio, per mia fortuna.

  • camminerò stranamente sollevato, seppur circondato da una città perennemente grigia e caotica, da Blackfriars Bridge fino a Bow Road,con una piacevole temperatura primaverile e scovando nei pressi di Bethnal Green un piccolo negozio di libri in cui comprerò per una sterlina The Animal Factory di Edward Burke.

  • A fine giornata acquisterò l’ambitissimo scolapasta. Color verde ramarro, misto plastica-gomma, anch’esso per una sterlina. Sperando in una sua prossima non-fusione, ero dimentico della comodità di cotanta invenzione, di cui però ignoro l’inventore, e comunque sia lo ringrazio.

  • Alla sera il notiziario radio Bbc dirà che Sali Berisha stazionerà ancora solingo e ridente sotto il palazzo delle delegazioni internazionali.

  • Cazzo avrà tanto da ridere?!

 

Stefano Elmi

scrittimaiali©

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