In direzione della Grande Montagna

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Mi fermo. Scendo. Butto la bicicletta per terra. Devo capire.

E’ una stradina tutta buffa che sale dolcemente che neanche te ne fa accorgere, fino a che gli alberi non spariscono completamente e solo allora realizzi di essere un puntino minuscolo, più minuscolo di un qualsiasi puntino minuscolo mai immaginato fino ad ora.

Giro la mia testa intorno a 360 gradi: i tre vulcani-coni gelato si fanno più lontani, ma sono sempre presenti sullo sfondo, ora altri ghiacciai sono più vicini. Vette erbose e rotonde. Vette appuntite e rocciose. Caribou che pascolano in lontananza sui crinali. Una lingua grigia che si insinua fra queste vastità, è la strada che sto percorrendo. Il sibilo di un vento leggero mi fa compagnia. Ammiro tutto in silenzio. Sono salito su un altipiano e ci rimarrò fra sali e scendi per molti chilometri. Non c’è un centimetro di ombra.

La strada ora sale per guadagnare un passo. Fatto il passo si butta a capofitto fra prati pieni di mirtilli e poi di nuovo su ancora, i tornanti non esistono. Fantasticando su queste immensità, pedalando senza mai guardare davanti, ma sempre girato di qui o di là, raggiungo Tangle Lake, dove si trova un lodge dai riflessi magici nelle acque del suo lago.

Alla mattina, quando ero uscito dalla mia cabin, avevo salutato la proprietaria del ristorante mentre stava passeggiando assieme ai suoi cani al guinzaglio intorno al lago. Una fondina di cuoio faceva bella mostra di sé proprio al centro del suo petto con all’interno un gran revolver.

-Per gli orsi, sai – mi dice

-Capisco –

Fatti pochi chilometri dalla cabin ecco il bivio sulla sinistra per la Denali Highway, più di 200 km di strada sterrata che tagliano l’Alaska verso ovest in direzione della Grande Montagna. Se sono qui lo devo a Philippe, lo svizzero che assieme a sua moglie nel momento in cui sto scrivendo hanno raggiunto la Baja California in Messico. Lui mi ha suggerito questa strada, se mai fossi andato in Alaska, ed alla fine eccomi qui.

Il bivio è tutto un casino: una vecchia stazione di servizio con albergo e ristorante sta lì tutta sgangherata e a pezzi, apparentemente da molti anni.

– Non vendono benzina qui eh? –

– Credo non più –

A chiedermelo è un tedesco che viaggia in motocicletta

-Dovrò tornare verso Meyer’s Lake altrimenti rimarrò a piedi in mezzo al niente –

Parliamo un po’ e poi ci salutiamo

Sono emozionato, come ogni volta che inizia un qualcosa di speciale. Curioso e timoroso allo stesso tempo, come quando ho affrontato la Cassiar Highway per raggiungere lo Yukon.

Sai che c’è un qualcosa che ti attira e non puoi tornare indietro, un qualcosa che sai che tutto deve andare liscio e se qualcosa va storto devi riuscire a venirne fuori da solo per pochi e molto semplici motivi:

le auto in giro sono pochissime,

il segnale del telefono una volta lasciate le città è completamente assente, e poi anche se ci fosse a che servirebbe:

– ciao, sono a 300 km da una cabin di tronchi di abete che si trova a 500 km da quell’incrocio in mezzo al niente, sai no? –

– Quindi?

– Mi si è rotta una gomma –

– E quindi?

Insomma anche ci fosse non potrebbe funzionare. Quindi avanti come sempre: necessario per riparazioni d’urgenza, camere d’aria, gomma di scorta (già usata qualche migliaio di km prima), catena nuova e tante fascette di plastica, buone per tenere insieme qualsiasi cosa. Acqua, e borraccia con filtro, riso, barrette e fornellino (assicurarsi che l’accendino funzioni) rotolo di carta igienica, un po’ di forza nelle gambe e tanta testa per mangiare prima di avere fame e fermarsi prima di essere stravolti.

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-Io sono cresciuto in Alaska, ho speso qui praticamente tutta la mia vita-

-Di dove esattamente? –

-Di Fairbanks. Sono nato a Reno in Nevada e coi miei genitori sono venuto qui quando ero piccolo. Ho 60 anni ora e non sono mai più tornato nei lower 481

– Neanche una volta? –

– Mai più uscito da questo stato una volta arrivato qui. E’ bellissimo qui, non potrei vivere da nessuna altra parte –

Ho ritrovato il tedesco in moto e mi sono sistemato vicino alla sua tenda e questi nostri vicini local, coi quali ho scambiato due parole, amano pescare. Dormono in una roulotte, naturalmente grande e nel cassone del loro truck, ovviamente gigante, ci sono due quad. Uno per lui e uno per la moglie, che invece viene dalla Lousiana, profondo sud. Lei è arrivata qui non si sa bene come 40 anni fa circa e non è mai più tornata indietro.

La natura è bella, ma una volta parcheggiato il truck e la roulotte, meglio spostarsi comodi, tanto i sentieri in questa immensità sembrano fatti a misura di quad. Ed ecco che partono con le loro canne da pesca legate sul davanti alzando un polverone tremendo mentre si inoltrano fra i bassi cespugli alla ricerca di un qualche torrente buono.

Nel pomeriggio arrivando a Tangle Lake, nel primo e più frequentato tratto della strada, ero stato sorpassato da innumerevoli macchine e tutte, chi nel cassone e chi nel carrello avevano almeno uno o due quad.

All’indomani sarò sorpassato per ben due volte da alcune ragazzine, età media 11 anni forse, che coi loro quad scorrazzavano avanti e indietro per l’highway. Il quad sembra essere molto  contagioso, un po’ come le armi. Sempre nel pomeriggio facendo un giro a piedi lungo il lago c’era questa famigliola spensierata su un gommone: mamma alle vivande, figlioletta alla canna da pesca e papà ai remi e al revolver (alla cintura).

– Guarda queste ragazze…..hanno delle birre in mano ma niente guns alla vita –

Dice il tedesco scherzando guardando un gruppo di ragazze che al tramonto va verso le rive del lago per bersi qualcosa. Sembrano le uniche disarmate qui, compresi noi ovviamente.

Il giorno dopo affronto la salita per il passo McLaren, giunto sulla sommità trovo un signore a cui chiedo di farmi una foto.

-Vedi ragazzo la strada laggiù nella valle? –

-Sì –

-Vedi quando s’infila in quel canyon e risale oltre sull’altipiano? –

-Sì –

-Ecco fai molta attenzione, stamani ho visto un orso là  intorno –

Visto da lontano il canyon ha proprio la forma della trappola perfetta. Alla fine della discesa trovo un lodge, comunque vada meglio mangiarci e berci sopra qualcosa prima di proseguire.

continua…

Stefano Elmi

scrittimaiali

1come comunemente vengono chiamati gli altri stati dell’unione quassù in Alaska

Pubblicato su Senza categoria

2 pensieri riguardo “In direzione della Grande Montagna

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