
“Tuo aspetto è quello di orso! Tu essere come grizzly”!
A ripensarci bene aveva visto giusto Daichi. Io non avevo capito minimamente dove volesse andare a parare quando si lanciò in quell’imprevedibile tentativo di similitudine con un mix d’inglese e giapponese. Fu del tutto inaspettato sia per la sua indole di giapponese al quanto riservata, sia per l’imprevedibilità degli esiti.
Il nostro amico che ci aveva appena cucinato la colazione se ne stava nascosto dietro la finestra facendoci ‘ok’ col dito, e se non fosse stato per il gentile fotografo lo avremmo di sicuro ignorato.
Rivolto alla finestra Daichi credo volesse dire qualcosa del tipo: tu sei come un grizzly quando ti arriva alle spalle. In realtà un attimo dopo quando il cuoco uscì dalla cucina per una foto assieme a noi, capii a cosa si riferiva. Lui era veramente come un grizzly, nel senso della stazza. A me stritolò una spalla ma con gentilezza, disse che aveva solo appoggiato l’enorme zampa… pardon… la mano.
Chi se lo ricorda il nome del cuoco, però le sue uova ci spinsero avanti per molti chilometri quel giorno. Poi io mi fermai e piantai la tenda prima di un temporale, mentre Daichi e Kzuaki proseguirono imperterriti sotto il diluvio giungendo a notte fonda a Dease Lake dove li trovai per caso il giorno seguente.
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