Questa strada spakka

DSCF3098Arrivare a Puerto Tranquilo non è molto tranquillo.

Questo piccolo porto è una località sulle sponde del Lago General Carrera come lo chiamano i cileni o lago Buenos Aires come lo chiamano gli argentini. Infatti il lago, uno dei più grandi del Sudamerica, è tagliato in due dal confine.

La Carretera Austral in questo tratto è veramente terribile. Per tutto il giorno queste buche che si sono formate, una dietro l’altra sulla sede stradale, hanno creato come delle piccole onde in un mare di ghiaia e terra. Ti fanno rimbalzare sulla sella, e scuotono tutto quello che sta dentro di te, anche i pensieri.

Queste specie di ondine pare siano causate dalle frenate delle auto e dei camion. Si fatica anche in discesa. Non si può lasciare correre la bici, altrimenti si può esplodere chissà dove assieme alle borse. Per quasi tutto il giorno siamo costretti a guardare solo la prossima buca davanti alla nostra ruota. Le mie gambe oggi mi trascinano avanti non sanno neanche loro come, invece Martina sembra non sentire la fatiche del giorno precedente. E’ in ottima forma.

Di Puerto Tranquilo mi ricordo solo i ristorantini attira-turisti. Supermercati svuotati sempre dai turisti durante il recente weekend. Baracchine di legno adibite ad ufficio con PR urlanti che offrono qualsiasi tipo di avventura. Autostoppisti a decine fermi sugli angoli delle strade sotto acqua e vento.

Il tempo per rifocillarsi e siamo di nuovo sulla strada, per fortuna.

Già, perché naturalmente, per il secondo giorno consecutivo piove e fa freddo. Alzo la testa in un raro momento di calma e vedo la neve cadere poco sopra le nostre teste. Peccato dev’essere proprio un gran posto qui, ma non riusciamo vedere niente.

A sera, infreddoliti e affamati, superiamo un cancello e ci si para davanti quello che sembra un albergo senza troppe pretese. Ideale per scaldarci e riposare. Come apriamo la porta si rivela un resort a tantissime stelle. Americani urlanti arrivati qui chissà come raccontano storie davanti ad un fuoco. La gentile signorina, niente affatto, intimorita dai nostri abiti infangati e sporchi, snocciola i prezzi in dollari, con tantissimi zeri, delle camere in un inglese perfetto.

Rimane male quando diciamo che ci siamo sbagliati. Per fortuna troviamo un posto che rimaneva nascosto dalla boscaglia, molto più accogliente e meno dispendioso, di quello precedente. E’ un centro per escursioni che offre alloggi e il giovane cuoco cileno, Mario, ci riempie di tapas con mille diversi ingredienti. Mangiamo tantissimo e ci addormentiamo.

continua…

Stefano Elmi writer_rider

Martina Rosati artist_rider

scrittimaiali

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