Io sto ancora con le capre

Doc 1 May 2018 at 17-10

Era un giorno di fine estate, settembre mi pare. La sera iniziava già a fare fresco ma durante il giorno si stava bene e il sole era ancora piuttosto caldo.

Andai con il buon Dr.Frame, al secolo David Tazioli, a conoscere meglio Giordano. Già ci conoscevamo ma non benissimo. Quando mi parlò di quest’idea delle capre subito m’incuriosì. Un pò per l’animale ma sopratutto per le convinzioni che spingevano un ragazzo di vent’anni a mettersi in gioco in questo modo. Insomma si scriveva capre e io leggevo: mi danno tutti del folle ma io voglio continuare in questa follia. Lo andammo a trovare anche perché in quei pomeriggi di circa otto anni fa praticamente nessuno di noi aveva un cazzo da fare, ma questo è un’altra storia.

Scendemmo in un bosco in un posto a neanche dieci minuti da casa mia dove non ero mai stato prima. All’improvviso vidi le cose che vedevo tutti i giorni da un punto di vista completamente diverso. Tutto era verde e rigoglioso. Muretti a secco abbandonati. Capanne di legno sfasciate. Vecchi ruderi pericolanti. E questi quadrupedi quieti e tranquilli che con le loro zampe si arrampicavano ovunque. Si muovevano senza apparente difficoltà per mangiare foglie che crescevano anche nelle posizioni più improbabili. Pensai subito che mi piacevano queste capre, che zitte zitte andavano dappertutto senza problemi e senza pretese. La strada trafficata che facevo più volte al giorno era dietro alcuni alberi e i rumori delle auto giungevano sin qui come ovattati. Questo era un altro mondo.

Il cane ogni tanto redarguiva le capre più intraprendenti che si allontanavano troppo o si cacciavano in qualche guaio, ma per il resto immaginai che doveva essere una pacchia per loro.

Giordano mi iniziò a parlare delle capre coi loro nomi e delle loro caratteristiche e di quelle del loro latte. Il tutto intervallato da aneddoti della montagna barghigiana. Storie di gente d’Appennino che andava e veniva e che saliva e scendeva seguendo il susseguirsi delle stagioni. Sempre coi loro animali su sui crinali e giù nelle faggete. Poi il discorso finì in rima parlando di poeti mezzi analfabeti o mezzi autodidatti che gareggiavano coi loro stornelli nelle osterie della zona. Alcuni di loro tenevano testa anche al Professore che veniva dalla città: il Professore era Giovanni Pascoli.

Così alcuni giorni dopo scrissi Io sto con le capre e lo mandai a Il Tirreno col quale collaboravo (malpagato) già da qualche tempo. Glielo mandai senza speranza, ed invece mi richiamarono entusiasti e mi fecero mille domande. Poi in fase di pubblicazione alcune parti risultarono cambiate. Iniziai a conoscere la dura ed ingiusta legge della redazione.

Poi l’anno dopo facemmo la transumanza. L’estate passata nella Valle della Corsonna era ormai agli sgoccioli e con le prime foglie che cadevano e le prime castagne accompagnammo le capre di nuovo giù nella valle. Mangiammo a casa di Giordano, poi lui ripartì fuori per governare di nuovo gli animali. (La transumanza non è un pranzo di gala)

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Poi così i pomeriggi sono diventati sempre più incasinati e il tempo si è ridotto senza una giustizia apparente. Mentre il lavoro di Giordano aumentava non facendolo quasi più vedere in giro.

Alcuni amici in maniera goliardica gli ripetevano che con quello stile di vita non avrebbe mai trovato una donna, ed invece per colpa di una capra che cercava una casa, Hanna è entrata nella sua vita per rimanerci.

Quando ho sentito Giordano poco tempo fa dicendomi che aveva aperto il caseificio con annesso spaccio, ho subito pensato che quella follia partita circa sette o otto anni fa con una manciata di capre si era trasformata in una realtà, si trasformata nella sua vita.

Le capre si sono moltiplicate e la vecchia casa nella Valle della Corsonna già da tempo non riesce più a contenere l’intero gregge, infatti ora alloggiano in una zona più spaziosa.

Nata la passione, e scemato l’entusiasmo iniziale, una vita agiata e tranquilla lo avrebbe potuto portare da un’altra parte come molti altri: perché di questo lavoro non ci si vive. Come spesso dicono i vecchi d’ogni mestiere troppo attaccati alla loro condizione di privilegio con la paura di tramandare i segreti verso chi ha un più naturale entusiasmo verso le cose del mondo.

Invece Giordano ed Hanna hanno avuto qualche incontro mirato con chi con questo mestiere ci vive veramente, alcuni anche fuori regione, che li hanno dato una visione chiara e precisa sul futuro di questo tipo di attività. Unendo vecchie tradizioni e nuove tecnologie, tutto ciò ha ampliato l’orizzonte della sua azienda agricola.

Insomma: si scriveva capre, si leggeva follia e ora si scrive e si legge: si può fare.

Stefano Elmi

scrittimaiali

 

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