Kalifornisky Beach Road

img_0400Kalifornisky Beach Road è parte della strada che da Soldotna scende verso il sud della penisola di Kenai. È una west coast talmente a ovest che potrebbe trovarsi benissimo ad est.

A Soldotna, la città principale della penisola, è stato come entrare in uno scatolone, anzi in tanti scatoloni. Gli scatoloni sono i centri commerciali e a Soldotna sono ovunque. Però qui ho anche riscoperto il piacere di fare il turista. Per la prima volta in non so quanti chilometri c’erano delle cose da vedere ad una ragionevole distanza, dei posti dove mangiare o bere qualcosa e delle persone con cui conversare del più e del meno. I grandi spazi sono oramai alle spalle.

La chiesa russo ortodossa di Kenai sarà la prima di una lunga serie. Qui faccio due chiacchiere col custode, con due turisti americani reduci da una vacanza in Toscana e con la signora che gestisce l’adiacente negozio di souvenir, che ci tiene a dirmi che tutte gli oggetti che ha in vendita arrivano da Ucraina, Russia e Grecia, mentre io mi sento quasi una persona normale, civile ecco.

Poco più in là su un prato verde e dietro una siepe in direzione del mare c’è una piccola cappella di legno tutta cadente ma molto bella dedicata a San Nicola, ed alle sue spalle il piccolo caffè-ristorante Veronica all’interno di una casetta di legno circondata da tanti fiori colorati che avrà all’incirca un centinaio d’anni, preistoria da queste parti. E’ molto affollato e servono un ottimo caffè.

Riparto e per puro caso m’imbatto nel villaggio di Kasilof, dove c’è la sua ricostruzione di come era a fine dell’Ottocento con delle cabins tutte arredate con mobili e oggetti dell’epoca. Gran parte di queste baracche furono costruite da immigrati finlandesi, venuti qui per la pesca e la caccia, mi dice il gestore.

Musica a tutto volume e un’immensa Lincoln Continental blu del 1966 parcheggia davanti alla roadhouse dove mi sono fermato a mangiare un fish’n’chips. Il signore, evidentemente fiero, me la mostra. Solo i cofani sono grandi come due Cinquecento.

-Che cilindrata ha?

-Settemila e otto cilindri ragazzo!

Proseguo in direzione di Ninilchick, un vecchio villaggio di una trentina di case fondato da pescatori russi alla fine dell’800, e dove si trova una chiesa ortodossa proprio a ridosso della scogliera con al suo fianco il cimitero.

C’è tutta una stradina fangosa e piena di buche per arrivarci, ma la chiesa è ben tenuta. Appoggio la bici alla staccionata, spingo il piccolo cancello di legno e mi addentro nel cimitero fra l’erba alta e le croci a tre barre a leggere un po’ di nomi. Quasi per intero sono cognomi russi: Demidoff e Oskolof quelli che si ripetono più di frequente.

Le nuvole si sono alzate ora e dal cimitero di vede il mare. Il vento porta un’aria di salsedine proprio da est, proprio dall’altro continente. Inizia a fare buio e la pioggia fra poco ritornerà inesorabile, mi devo muovere per cercare un riparo.

continua…

Stefano Elmi

 

 

 

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