I mulini

– Rammento con nostalgia quell’età in cui, fischiettando allegro, passavo davanti al

vecchio mulino che si trovava sulla via per andare a scuola, poco più in là dell’acqua

della Corsonna. Rivedo nel mio ricordo l’amico mugnaio che lo teneva vivo, il getto

dell’acqua contro le pale, il rumore incessante delle macine in movimento…

ora quel rumore me lo ricordo suono – Emilio Lammari

La storia di Barga e dei suoi mulini pubblicata da Emilio Lammari e suo figlio Raffaello, intitolata: I mulini ad acqua nel territorio di Barga, va considerata come la riscoperta di quello che era il territorio, di quello che eravamo, di quello che facevamo finché non arrivarono le fabbriche. Ma anche quello che fu dopo, come hanno resistito alcuni mulini con l’avvento della classe operaia nella Valle del Serchio. Ed infine cosa ne è rimasto oggi di quei mulini, alcuni diroccati, altri trasformati in seconde case, altri ancora, pochi per la verità, funzionanti, come è funzionante una bella auto d’epoca.

Questo lavoro di ricerca nasce per caso, come le cose migliori. Nasce da un compito a casa di Raffaello che prevedeva la costruzione di un mulino in scala ridotta, ed alla fine ne è uscita fuori una ricerca completa e dettagliata dei mulini presenti su tutto il territorio del comune di Barga, che ha visto la pubblicazione di un libro ricco di fotografie e testimonianze. Un libro che racconta le storie più differenti di persone che hanno vissuto del proprio mestiere e che ci fanno accorgere di come i cambiamenti del mondo e della società siano passati anche davanti alla porta di un mulino sperso fra le montagne e i boschi dei luoghi in cui viviamo.

Durante questo percorso sono numerose le relazioni e le amicizie che si sono instaurate fra gli autori e i proprietari dei mulini, o anche fra semplici appassionati che hanno dato indicazioni, suggerimenti. Per questo la pubblicazione del libro è solo la parte finale, quasi minoritaria, anche se poi proprio minoritaria non lo è.

La ricerca fatta da Emilio e Raffaello, aiuta a ri-conoscere termini che erano all’ordine del giorno nella vita di tutti i giorni, come: soma, tuccio, gora, bottaccio, palmento, traglio e tanti altri.

Il territorio del comune di Barga ha la presenza documentata di mulini sin dal 1500 circa. Nel momento di massimo splendore si contavano 47 mulini sparsi fra le valli della Corsonna, della Loppora e dell’Ania. Le loro strutture costruite in prossimità dei torrenti, in zone fredde e umide, per lo più avevano una forma di edilizia spontanea, senza progetti messi su carta, ma sulla base di un sapere tramandato oralmente dai vecchi artigiani. Dopo la seconda guerra mondiale i mulini ancora in funzione scesero a 23.

Ma questa ricerca va anche letta come metafora del cambiamento del nostro territorio. Una volta tutto era orientato alla montagna, ai boschi che davano da mangiare e venivano perciò curati. Da circa un secolo, e in maniera più massiccia dagli anni ’50 anche nella Valle del Serchio, tutto è andato orientandosi verso il fondovalle, verso le fabbriche. La fine della secolare cultura contadina ha avuto termine nel giro solamente di qualche decennio.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Da questo libro nasce anche qualcos’altro: un rapporto padre-figlio del tutto originale. Come appassionare un adolescente al territorio dove abita? E per di più con suo padre? Sembra un impresa eroica, ma con alcuni piccoli trucchetti Emilio ce l’ha fatta, ed anche Raffaello, alla fine si è appassionato senza tralasciare i compagni d’età, ma anzi includendoli.

‘Il più bel premio’ come afferma Emilio ‘che ho ricevuto non è tanto essere riusciti a concludere un percorso di ricerca che sino a qualche anno fa mi sembrava impensabile, ma la lettera che mio figlio, a mia insaputa ha letto il giorno della presentazione del volume nella sala consiliare del Comune di Barga. Quelle frasi mi hanno ripagato di tutto il percorso fatto assieme durante questi anni’.

‘In questa ricerca fatta insieme, ovviamente nei limiti delle mie capacità anche perché quando si iniziò il percorso avevo solo tredici anni, si è cercato di raccogliere non solo dati tecnici e documenti […] ma abbiamo cercato sopratutto di imprimere su carta, per non dimenticare, quelle storie e quelle persone che solcavano le soglie dei mulini […] Questo lavoro volevamo farlo nascere anche per questo, lasciare il ricordo di tempi in cui le macine giravano e il contadino chiacchierava con il mugnaio mentre aspettava il tuccio, raccontare le fatiche delle persone che vivevano del loro lavoro nei campi e degli scherzi dei garzoni, che invece non avevano mai voglia di lavorare.’ Raffaello

Stefano Elmi

scrittimaiali ©

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...