Joshua e la casa dei cani

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– Prova dai! –

– No, grazie non mi va

– Dai!

– No guarda, io voglio essere amico dei cani –

– Ma non fa niente, è imbottito ti protegge tutto il braccio –

– No guarda, come avessi accettato –

– Dai prova! –

– Ma perché? –

Because it’s fun! –

– Fun ‘na sega –

– Ok, allora prova lei –

Ed infila la protezione al braccio della fidanzata. Tre, due, uno e il pastore tedesco si lancia al braccio. Lei, minuta, vacilla qualche istante poi recupera l’equilibrio, il cane con tutti i suoi bei dentini affondati nella gomma piuma non ci pensa un secondo a mollare la presa finché Joshua non lo richiama.

Joshua ha lo sguardo triste. Ha fatto il marine per qualche anno, poi ha iniziato a fare l’educatore di cani.

L’ho conosciuto solo qualche ora prima in un pub di Wasilla, mentre ero arrivato sotto un temporale, uno dei tanti dell’ultima settimana.

E’ sabato sera, nel pub c’è molta gente e musica dal vivo. Mi metto a sedere al bancone a mangiare una pizza. Da un po’ di tempo ho capito che il bancone ha una funzione sociale immensa in questi posti. Ho chiacchierato e conosciuto molta gente intorno a lui durante tutto il viaggio.

La cameriera, una signora texana, rimane stupita quando vede che ho mangiato la pizza intera, che aveva una dimensione medio-gigante. Allora le racconto da dove arrivo e perché ho così tanta fame. E’ proprio tagliata per il suo mestiere la signora, entriamo in confidenza e le dico che cerco un posto per dormire in questa notte fredda e piovosa.

Poco più in là un ragazzo e una ragazza sono appena arrivati e si sono seduti al bancone. Prima che riesca ad accorgermene ed a scambiare qualche parola con i nuovi arrivati, la signora texana fa il suo mestiere e bene.

– Ehi tu, come ti chiami? –

– Stefano, piacere –

– Piacere mio, io sono Joshua. Sai dove andare a dormire stasera? –

– No, non ancora –

– Ok allora vieni da noi –

– Davvero? –

– Sì certo –

– Grazie amico –

Seguono due pinte di birre, la fidanzata è incinta e non beve. Questo è quello che mi ha sussurrato la texana, che si fa un po’ gli affari degli altri intorno a questo banco, ma sempre con una certa discrezione.

-Faccio il mio mestiere. Faccio conoscere le persone. Un posto per dormire, un passaggio in auto, siamo tutti sulla stessa barca, oggi ne hai bisogno te, domani potrei averne bisogno io. Anche in Texas facevo lo stesso lavoro e mi piace

-E si vede, grazie ancora

-Di niente

La strada per arrivare a Wasilla è stata terribile. Mano mano che ti avvicini ad Anchorage il traffico aumenta e con la pioggia tutto diventa molto pericoloso.

La sera precedente nonostante la pioggia ero riuscito a campeggiare con una fortuna pazzesca. Arrivato sotto un diluvio in un campeggio libero come tanti. Trovo ospitalità sotto la veranda di un signore davanti al suo camper.

-Posso?

-Certo, vieni

E mi offre una sedia

-Posso rimanere qui fin che non smette di piovere o almeno fin che non diminuisce?

-Certo nessun problema amico

Chiacchieriamo un po’ mentre il temporale non accenna a diminuire. Dopo una mezz’ora abbondante è il momento per uscire. Non riuscirò mai a montare la tenda penso, tutto il terreno intorno è pregno d’acqua. Invece trovo un posto sotto alcuni abeti dove il terreno è incredibilmente asciutto. Pianto la tenda e dormo bene.

Il giorno dopo è uguale: una giornata intera sotto l’acqua. Centri commerciali sotto forma di grandi scatoloni preannunciano la cittadina di Wasilla a circa 50 km da Anchorage. La stagione estiva ormai è andata, alla sera fa freddo. I local lo sanno e sono abituati. Sulle vette più alte intorno è già arrivata la prima neve, siamo quasi alla fine di agosto.

Sono solo le 21e30 ma ormai non c’è più nessuno nel pub. Carichiamo la bici nel furgone di Joshua e andiamo a casa sua. I cani dormono nel soggiorno dove dormo io su un divano letto. Ognuno ha la sua gabbia-cuccia e solo Joshua riesce a zittirli tutti contemporaneamente.

Mi da una dimostrazione di come ubbidiscono ai suoi comandi. Un povero pastore tedesco fa avanti e indietro dalla gabbia-cuccia a seconda di quello che Joshua gli dice, rigorosamente in tedesco. Anche troppo, al povero cane gli deve girare la testa ad un certo punto.

-Ho capito Joshua

-E’ per farti vedere

-Ok grazie

Poi prima di  andare a dormire portiamo i cani, di tutte le taglie e di tutti i tipi, in giro lungo la strada.

Piove per tutta la notte e fa freddo anche in casa. La mattina mi sveglio prima di tutti, provo ad alzarmi ma un ringhio di un quadrupede mi giunge all’orecchio da non so dove, mi rimetto giù.

La casa di Joshua è molto grande ed è tutta un casino. E’ in mezzo alla foresta a pochi minuti d’auto da Wasilla. Ha dei maialini neri che scorrazzano in giardino, delle oche un po’ diffidenti, tante galline, un gallo presuntuoso e attaccabrighe e cani ovunque.

Alla mattina faccio colazione con una banana e inizio a pedalare verso Anchorage, ma prima Joshua mi regala una maglietta della sua scuola di addestramento: HPR Working Dogs

Cinquanta chilometri mi dividono dalla capitale di questo stato. Sarà solo pari e discesa, poi ha smesso di piovere. Cosa saranno mai? Semmai devo pensare alle prossime tappe, non posso finire ad Anchorage, ho ancora voglia di proseguire. Inutile dire che il tratto da Wasilla ad Anchorage è andato un po’ diversamente.

continua…

Stefano Elmi

scrittimaiali

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