Sulla via per la Denali Highway

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Nessun cartello se non l’insegna del posto quando ci sei sotto. Chiedo a Jay se posso campeggiare nel prato davanti allo store e subito con voce rude mi dice di no. Non capisco se sta scherzando o non ha sentito. Mi fa vedere una piccola cabin con una porta spiritosa li vicino, il bus mi dice è già occupato da un paio di neozelandesi che sono già andati a dormire. Entro nel negozio e mi fa vedere dov’è il bagno, la cucina dove posso trovare del caffè all’indomani. Si scusa che è tutto in disordine, ma stanno rimbiancando le pareti. Poi mi fa vedere dove nasconde la chiave per entrare dentro, per due volte la mette e la leva da sotto un secchio, affinché capisca bene. Poi m’interroga:

-Allora la chiave dove la trovi? –

-Sotto al secchio –

-Va bene hai capito. Buonanotte a domani –

-Buonanotte –

Prende e se ne va al piano di sopra dalla moglie. Questo è Jay.

Finalmente l’ho trovata dopo una giornata in cui ho visto il mio primo ghiacciaio alaskian…alaskes…alaskin… insomma dell’Alaska, una casetta di legno su quattro pali molto alti e l’insegna attacca sopra: Midway Service, il grocery store gestito da Jay sordocomeunacampana e Debbie Capps.

Funziona tutto col passaparola qui. Yvés mi aveva lasciato un biglietto da visita di questo signore che gestisce il piccolo negozio di generi alimentari ed offre ospitalità a chi viaggia in bicicletta oppure a piedi.

– Sul retro ha un vecchio scuolabus attrezzato per poter dormirci, vai lì – mi aveva detto

Il posto si trova al miglio 66 lungo la Tok Cut Off e pare che sia l’unica forma di vita lungo questo pezzo di strada.

Solo qualche ora prima mi ero ritrovato comodamente seduto e, come se non bastasse, anche servito nel mezzo di una desolata area di sosta fatta di nero asfalto.

Loro sono una coppia di pensionati che viaggiano da Chicago ad Anchorage col camper, per andare a trovare la figlia che abita lì. Io, molto miseramente, avevo buttato la bicicletta in terra perché non c’era né un albero, né un paletto, né una panca o un tavolo dove poterla e potersi appoggiare, avevo tirato fuori qualche cosa da mangiare e mi ero adagiato in terra.

Pochi istanti dopo la signora è uscita dal camper e mi ha offerto una sedia da campeggio, e già che c’era un’insalata con un molto americano italian dressing. E così mi sono ritrovato comodamente seduto, poi hanno preso altre sedie e abbiamo passato questo momento conviviale attorno alla mia bici sdraiata sull’asfalto.

– Solo pochi km fa non mi sarei mai immaginato di ritrovarmi comodamente seduto a mangiare un’insalata – dico ridendo

– Ci credo, non so come mai non mettono neanche una panchina, sono tutte così le aree di sosta da queste parti –

– Lo so, ormai ho imparato –

Chiedo se mi possono scattare una foto, sono ancora frastornato. Non ho incontrato nessuno da Tok a qui in quasi 4 ore e le uniche persone che trovo sono gentilissime. La solidarietà che si trova sulla strada è proprio bella certe volte.

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Qualche km dopo, naturalmente, trovo l’unica area di servizio in 100km e mi fermo per un tè caldo. Il distributore fornisce benzina Tesoro. A fianco c’è anche un pub aperto solo la notte dove all’entrata campeggia un severissimo cartello: proibito servire alcool a minorenni (21 anni), ma anche che possono essere multati se solo mettono piede all’interno del pub.

Al Miglio 66, ora sono le sette di sera ed è sempre giorno e la strada è deserta. Mi preparo un riso sul fornellino e mi sistemo dentro la mia cabin.

-Era il 2002 quando è arrivato il terremoto. 8° grado sulla scala Ricther. Hai visto quella struttura di legno con l’insegna sulla strada? –

-Sì –

-Pensa che l’ho vista oscillare di 45 gradi da un lato e 45 gradi dall’altro ma non è caduta. E’ incredibile il legno, eh?!-

-Ci sono stati morti? –

-No, non qui nei dintorni. Ad Anchorage alcuni –

Mi mostra dei ritagli di giornale con delle foto della strada con degli squarci impressionanti.

-Ci è voluto moltissimo tempo per riparare questa strada anche perché nel frattempo, per almeno tre anni, abbiamo avuto scosse di assestamento fino al 5° grado d’intensità –

Alla mattina prima della partenza Jay mi parla del terremoto e di tutte le difficoltà che ha affrontato durante e dopo. Jay e Debbie sono arrivati qui dal Colorado anni fa ed hanno aperto questo store, che come molti da queste parti fa da alimentari, bar, ferramenta, bagno pubblico e luogo dove poter socializzare.

Arriva l’imbianchino e si mette a ridipingere le pareti in mezzo ai banchi dei prodotti. Salutato Jay, ritorniamo a parlare del terremoto mentre si accende una sigaretta. Rimango un po’ così all’inizio, va bene è casa sua ma ci sono altri clienti che entrano ora. Questa è una cosa un po’ particolare, in altri pub o bar lungo la strada mi capiterà spesso di ritrovarmi accanto gente intenta a fumare. Parlando con qualche locale, pare che il divieto di fumare dipenda dai locali council qui Alaska e non dallo stato.

Le armi ovunque, l’alcool solo nei blindatissimi liquor store o in qualche pub, il fumare dentro i locali pubblici, non in tutti, ma fuori da Anchorage saranno moltissimi, meglio rimontare in sella.

Spendo non so quante ore per fare solo 40 km. Il vento ancora una volta è tremendo e così concludo poco. Mi fermo nell’unico store in questo pezzo di strada, il Posty’s. Arriverò nel primo pomeriggio e ci passerò la nottata.

continua…

Stefano Elmi

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