Dawson City

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Prima di arrivare a Dawson, la valle dove scorre il Klondike si allarga, iniziano le prime costruzioni e ci sono moltissime collinette di ghiaia tutte uguali. E’ stata una sensazione strana. La prima che vedi pensi forse è naturale, la seconda pensi forse qualcuno ha scaricato qualche sasso per un lavoro, poi inizi a vederne a decine e decine tutte all’incirca delle medesime dimensioni, quasi a formare delle onde in un mare privo di acqua.

Sono tutti i residui delle escavazioni industriali di un secolo fa circa. C’è anche un cartello con tutte le spiegazioni. In un altro posto sarebbe considerato una schifezza, ma qui fa parte della storia recente di questo posto.

Questo accadeva qualche anno dopo la prima ondata di cercatori d’oro che con i loro setacci cercavano le pepite lungo i ruscelli. Infatti i grandi industriali ci misero poco a mettere gli occhi sopra a questo nuovo business. Uno dei più potenti era la famiglia Guggenheim.

Dopo di che se volevi andare nel Klondike a cercare l’oro dovevi essere assunto da una grande azienda d’estrazione e diventavi un minatore. Alcune miniere sono ancora in attività.

La Klondike Highway finisce proprio di fronte all’imbarco della chiatta, attiva 24 ore su 24, che ti porta sulla sponda ovest dello Yukon. E’ l’unica strada asfaltata in città, le restanti sono tutte sterrate. Fango quando piove e polvere quando c’è il sole.

Le case qui sono tutte storte, ma storte per davvero. Entri nel supermercato e cammini in discesa, se entri all’ostello devi abbassare la testa verso sinistra. La vecchia chiesa l’hanno chiusa perché è talmente storta che è caduta su se stessa. Poi tutte le sere dalle cinque c’è un tipo, anche lui tutto storto, che suona il pianoforte al saloon all’angolo. Dopo il primo giorno ti accorgi che suona sempre le stesse canzoncine da film western o stile La stangata.

L’unico edificio che non è storto è la vecchia residenza del commissario britannico che sembra uscita da Via col Vento. Poi c’è la casa chiusa, ora chiusa. Il Diamond Tooth Gerties, il casinò dove ci sono gli spettacoli di cabaret, residuo della “Parigi del nord”, dove le ballerine fra un can-can e l’altro nel loro musical raccontano le storie di chi è arrivato quassù in cerca dell’oro.

Qualche giorno dopo ho fatto un giro al Rabbit Creek, ribattezzato Bonanza Creek, dopo che nel 1896 George Carmacks assieme a due nativi: Kaa Goox (detto Dawson Charlie) e Skookum Jim Mason, con cui era mezzo imparentato per aver sposato la sorella, trovarono l’oro e dettero inizio due anni più tardi alla Klondike Gold Rush.

Bisogna infilarsi su per una valle laterale del Klondike tutta sfasciata e percorrere circa 20km fra cave, buche e ferraglia sparsa da tutte le parti. I terreni e i ruscelli sono tutti ribaltati. Poi c’è la Draga, un bestione di legno e ferro gettato in un torrente oramai senz’acqua che serviva per setacciare il fondo. In un altro paese probabilmente l’avrebbero nascosta o demolita, qui ci hanno fatto un museo, anche perché non ci sarebbe niente altro da vedere altrimenti.

C’è un’aria da confine ma molte volte è superata dalla finzione. Come il grande teatro, che gli fai la foto mille volte, poi piccolo piccolo leggi su una targhetta minuscola che è una copia degli anni ’60 e scopri che l’originale è andato a fuoco. Guardi dentro ed è completamente vuoto, come un teatro di posa.

In giro tantissimi pensionati americani che si divertono come bambini con i loro immensi motorhome trainandosi dietro anche l’auto. Qualche fricchettone, ma neanche troppi. Poi molti tipi da Yukon: grande furgone scassato, un po’ come loro, che fanno la capatina in città per bersi un caffè nel barattolo di cartone e comprare qualche attrezzo da lavoro assieme a qualche pacco di birra schifa nella latta.

Belle le facciate colorate degli edifici. Bello stare in riva allo Yukon col sole anche a mezzanotte. Belle le canoe di pelle esposte dei nativi:

-Di che animale è fatta questa?

-Caribou

-E quest’altra?

-Caribou e foca. Avevamo finito i caribou

Bello girare per le vie e impantanarsi dopo il temporale. Bello il Midnight Dome, la montagna che sovrasta la città, dalla quale si può vedere la confluenza fra il fangoso Klondike e il verde Yukon e foreste incontaminate fin dove l’occhio può arrivare. Bella Dawson, ma non ci vivrei.

La chiatta fa come una grande curva, a causa della forte corrente, e una volta sull’altra sponda solo una lingua asfaltata, che in breve diventerà sterrata, che s’inerpica su per la montagna. E’ la strada per l’Alaska.

continua…

Stefano Elmi

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