Ashley: una visione in senso contrario

IMG_20170711_162106E’ il 19 Luglio 2017, sono da poco passate le due del pomeriggio ed ho appena fatto 45 km. Sono nei pressi di Lake Leberge, a nord di Whitehorse, e questa strada che corre tutta dritta di fronte a me, sotto una calura californiana, e’ la Klondike Highway. Mentre Lei si chiama Ashley.

Mi ricordo tutti i dettagli della strada, del tempo e della temperatura perché sono un tipo preciso e meticoloso io, mica perché una come Ashley è difficile da dimenticare lungo una strada uguale a tante altre.

E’ come un’apparizione, ma in senso contrario. Infatti viaggia nella direzione opposta alla mia… purtroppo.

Sono partito da Whitehorse dopo quattro giorni di sosta. Saluto Fernando, un motociclista argentino conosciuto in ostello e forzatamente solitario (il compagno di viaggio si e’ rotto una mano in Colombia ed e’ dovuto tornare a casa).

È partito il primo Maggio da Cordoba, ed oggi (19 Luglio ndr.) è gia’ stato a Prudhon Bay in Alaska, sulle rive del Mar Artico, ed ora è sulla via del ritorno (arriverà a Cordoba agli inizi di settembre)

-E’ un anno che preparo questo viaggio – dice Fernando

Sulla via per il centro, lungo la riva dello Yukon, saluto il tedesco più basso di tutta la storia della Germania (però è comunque biondo) che assieme al figlio sta preparando la canoa con la quale in circa due settimane arriveranno a Dawson City. Anche loro li avevo conosciuti in ostello.

Esco da una libreria con in mano una cartina nuova di zecca dell’Alaska e il suono di una tromba mi travolge: è Philippe assieme a Rosy, conosciuti assieme ad una ciurma variegata circa una settimana prima a Squanga Lake. Arrivati a Watson Lake hanno preso un bus e sono tornati indietro a Whitehorse.

-Troppa pioggia da quelle parti. Stiamo pensando di prendere un aereo e andare direttamente a Vancouver – dice Philippe

Ci salutiamo dicendoci che ci vedremo in Svizzera per sciare.

Alla fine parto con una bici carica all’inverosimile di provviste. Riso come se fossi una risaia. Scatolette che sembro un tank quando mi muovo. Forse ho esagerato ma non mi andava di comprare roba a prezzi maggiorati lungo la strada (comunque la tattica non funzionerà, lascerò la roba per strada dopo il primo giorno).

Muoio un po’ sulla salita che dalla città mi riporta sull’Alaska Highway e dopo 15 km circa giro a destra: è l’inizio della Klondike Highway.

Strada tutta dritta e in leggera discesa, praticamente un sogno. Il paesaggio e la vegetazione sono cambiati: ci sono più rocce ed è più brullo, poi con questi pali di legno della linea elettrica che corrono a bordo strada sembra di stare in California o alle Auai, che non ci sono mai stato però me le immagino così. Solo un’ora prima sembrava che piovesse in città, invece qui la temperatura è superiore ai 30 gradi.

Poi ad un certo punto all’orizzonte intravedo una sagoma che si avvicina. Troppo lenta per essere una macchina o una motocicletta. Troppo veloce per essere qualcuno a piedi. Passano pochi istanti e si capisce che la sagoma è un ciclista. Si avvicina ancora di più: è una donna. Ora siamo fermi uno di fronte all’altro nei nostri rispettivi bordi della strada.

Capelli lunghi castano chiaro quasi biondi, occhi azzurri, sorriso stupendo, una canottiera e dei pantaloncini che lasciamo stare. Vorrei baciarla, stop.

È la prima donna che vedo viaggiare da sola in bici. Avrà qualche difetto? Provo ad indagare.

-Da dove vieni?

-Dagli Stati Uniti

Eccolo! Magari viene da uno di quegli stati tipo Nebraska, Ohio o Minesota che al confronto lo Yukon è Beverly Hills.

-E dove di preciso?

-Dalla California!

Eccheccazzo.

Provo a parlare della bici super-cool che ha, tanto per distogliere i miei occhi inebetiti e soprattutto disabituati a tanta bellezza quassù nello Yukon.

Il mezzo è veramente figo: telaio Tom Ritchey in acciaio, uno degli inventori della mountain-bike assieme a Gary Fisher negli anni ’80.

Buffa la mente come si distrae pur di non andare al punto. Chissenefrega di Ritchey e Fisher, piuttosto dovrei baciarla?

– Ho comprato la bici per fare questo viaggio, prima non ero mai montata su una bici – fa lei

-Cioè non avevi mai fatto un viaggio in bici?

– No, non ero proprio mai montata su una bicicletta prima di comprare questa

-Neanche da piccola?

-Mai!

-E dove sei diretta?

-Argentina e poi Africa

-Un bel giro per imparare ad andare in bicicletta eh?

-Da qualche parte bisogna pur cominciare no?

Non è molto normale, ma chissenefrega è bellissima. Chiacchieriamo un quarto d’ora (il quarto d’ora più bello passato in questi posti desolati) di mete, di sogni, di bici.

Perché faccio sempre questi incontri a bordo strada, coi camion che sfrecciano sia a destra che a sinistra e non c’è mai un posto dove scansarsi? Ma soprattutto perché sempre in direzione contraria?

Ci salutiamo. Le nostre strade sono opposte, o forse chissà un giorno, come succede nei libri o nei film smielosi… su una strada deserta e polverosa… dall’altra parte del mondo… no, non credo proprio. Ciao!

Ricomincio a pedalare e mi rimarrà in testa per tutto il giorno e anche quello successivo. Mi giro indietro due volte, anche lei si sta allontanando, non era un’allucinazione. Non la rivedrò mai più.

La strada ora sale. Rocce e qualche fattoria ai lati, i piloni dell’elettricità di legno. Merda se sembra proprio di stare in California.

Stefano Elmi

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