Langhe II

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Ho sempre desiderato andare nelle Langhe dopo aver letto Beppe Fenoglio. Ieri finalmente dopo tanto sono arrivato in bici a Mombarcaro “Il tetto delle Langhe” coi suoi 896 metri sul livello del mare, sono arrivato avvolto da un muro bianco latte.

Meno male che il traffico era scarso. Non pioveva, ma era come se lo fosse. Con la velocità tutto diventa più denso, ed era come se piovesse. Saranno stati circa 20 km, compresa la salita di Mombarcaro e la discesa in cui non vedevo niente. Un signore in alto mi dice che qui si vede anche il mare e il Monviso.

Se penso che poche ore prima nel letto rileggevo “Una questione privata” e proprio l’episodio in cui il giorno che prendono Giorgio (il caro amico di Milton/Fenoglio) c’era una nebbia densa come latte. Mi sembra di stare dentro ad uno dei suoi racconti. Poi fa anche freddo. E’ il primo agosto ma saranno 15 gradi se va bene.

Scendo verso Alba (40km circa) lungo quella strada che dovrebbe essere panoramica. Niella Belbo, Cravanzana, Feisoglio, poi giungo alla congiunzione fra Alba e Cortemilia. Qui si vede. Colline verdi tutt’intorno, qualche goccia di pioggia. La strada risale di un po’. C’è una curva dietro la quale sento proprio che le gambe mi dicono che la benzina sta per mancare, l’avverto proprio. Sono quasi le 3 del pomeriggio e a parte la torta della signora gentile di Mombarcaro nel suo ristorante (La tana del leone) non ho mangiato altro. Nel frattempo in questo ristorante erano arrivate delle famiglie per il pranzo domenicale di tutte le età. Tutti sono meravigliati dal freddo e sono vestiti come fosse novembre. Si vede che erano venuti qui in cerca di fresco, ma non così eccessivo. Il posto è tutto molto amicale e informale, molto bello.

Insomma ritornando, a quella curva dove le mie gambe sono entrate in riserva, poco dopo un tratto in discesa giungo ad un trivio. Il gps mi vorrebbe mandare per la direzione più bella e priva di auto e sicuramente più dura.

Un cartello dice Alba 9 km seguendo la strada principale, penso che prenderò quella. Dopo questo freddo d’agosto oggi può bastare. Ho fame e davanti a me, sempre al solito bivio c’è una spaghettoteca “cazzo di nome è?”. Spaghetteria semmai. Non m’ispira ma se non c’è altro. Giro la testa di 90 gradi e noto che mi sono fermato accanto ad un osteria “Otto” con una porta ed infissi che mi ricordano tanto l’east end londinese. Grigio-topo slavato. Entro. Tempo 30 secondi e concordo il menù: salsiccia di coniglio alla griglia, pomodori e un bicchiere di Dolcetto d’Alba. Divoro tutto. Buonissimo. Fuori grigio e freddo. L’osteria aveva anche il parcheggio per la bici, una rarità da queste parti. Lo chef è uno che ti spiega come fa e non fa le cose. Ci tiene e si vede, anche se io non ho capito niente.
“Sarà che avevo fame, ma era buonissimo” gli dico, non proprio il massimo dei complimenti, ma son contento. Semplice, essenziale e buono. Caffè e discesa verso Alba.

 

2 Agosto 2015

Stefano Elmi

 

scrittimaiali

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