Langhe

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Io proprio non ce l’ho fatta. Ho tirato fuori il cellulare, ci ho giocherellato un po’, ma proprio non ce l’ho fatta. Al bar d’angolo era tutto un chiacchierare di nuovi acquisti di calciatori. Tutto un urlio in attesa del pranzo e lì sopra il gazebo nell’angolo della piazza la placca:
Piazza Gaetano Alimoda barrato col pennarello blu: Carlo Giuliani, ragazzo.
Ero in attesa del treno per Acqui Terme, e dopo aver fatto colazione mi era saltato in mente che io lì non c’ero mai stato. Sulla placca era attaccato un adesivo: Lucca antifascista.
Forse se non c’era nessuno l’avrei fatta, forse no. Un pellegrinaggio nel luogo del martirio inconsapevole. Non mi piace proprio l’dea.

Il mio viaggio è stato rivoluzionato in partenza. Il capotreno alla stazione di Diecimo-Pescaglia mi dice che sui Frecciabianca non possono salire le bici, così arriverò Acqui Terme alle 14:39 invece che alle 11:30. Palle.
Il nuovo treno garfagnino è molto bike friendly, anche se ha solo 4 posti-bici. A Pisa San Rossore cambio e prendo il regionale per La Spezia. Entro nell’ultimo vagone, dove di solito sta il reparto bici, ma qui naturalmente non c’è. Nei 2-3 vagoni finali del treno sono l’unico bianco presente. Tutti gli africani vanno a cominciare le loro giornate sulle spiagge della Versilia vendendo le loro cose. Ci sono altre bici e tutte sono tirate dentro i corridoi o gli ingressi. Un caos per chi vuole entrare o uscire.

Entrano anche due ragazzi probabilmente del Bangladesh con due scatoloni giganti pieni di rose. Uno dei due ragazzi scende e ne rimane uno. Ora siamo io il ragazzo del Bangladesh, un Senegalese due scatole di rose giganti e due bici, rispettivamente nel corridoio d’entrata al vagone. Chi può sta a sedere, chi in piedi con bici e mercanzie varie. Dopo Forte dei Marmi il treno si svuota degli Africani ed arrivano gli Italiani. Anche il Bangla scende, alla stazione c’è un suo connazionale ad aspettarlo e recuperare insieme le due scatole. Logistica perfetta.

Non so se il frecciabianca, ma anche questo regionale non era adatto al trasporto delle bici, ed anche le condizioni generali del treno erano proprio da carro bestiame. Regionali = classe 0.

A La Spezia, dove anche qui sbaglio binario e rifaccio il sottopassaggio con bici in collo (come a Pisa) non ci volevo credere: una marea, un marasma, un muro umano spropositato per il trenino che sta arrivando. Provo a guadagnare il fondo del treno e mi viene il dubbio se mai riuscirò a salire. Fortuna che nel posto bici non ci va nessuno. Ci sono solo dei venditori ambulanti e un gruppetto ragazzi francesi. A Riomaggiore scendono cinesi a mucchi, anche di più di quelli che effettivamente erano saliti. A Monterosso il treno si svuota anche dei turisti italiani e rimaniamo in pochi.
Annuncio dell’altoparlante: nei periodi estivi ritardi sino a 15 minuti dovuti al notevole afflusso di turisti. Mi rimetto a dormire.

Sembrerà assurdo, ma a Genova cercando un posto dove fare colazione, tutte le discussioni intercettate risultavano per circa l’80% con intercalare di questo genere: testa di cazzo, vaffanculo, l’ammazzo, pezzo di merda e altre gentilezze. Decantante da ogni tipo di persona: dalla casalinga, all’operaio, la libero professionista. Poi fa un caldo umido che non ci si sta. Traffico impossibile. Della città ne ho già abbastanza. Andiamo a vedere queste Langhe.

1 Agosto 2015                                                                                                                   Stefano Elmi

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