Twin peaks

Sono sotto la mia tenda-loculo da un posto da circa 12 ore quando accenna a diminuire l’acqua dal cielo. Ero decisamente preoccupato la sera prima sulla tenuta stagna della piccolina ma ha retto bene il colpo.

Verso le 7 di mattina mi alzo e mi scrollo l’acqua nel collo per uscire dalla tenda. Non fa molto freddo per fortuna. Faccio un tè veloce e impacchetto tutto.

Sono su di un altopiano chiamato 40 Mile Flat nella parte centrale della Cassiar Highway. È nuvoloso ma non piove. C’è una discesa piuttosto ripida che diventa sterrata con un tornante (una rarità da queste parti). La discesa finisce su un ponte di metallo che attraversato lo Stikine River.

Mi fermo. Mi guardo intorno. Non ci sono auto a quell’ora. I boschi sono di un verde lussureggiante e i rami son tutti carichi d’ acqua. Ci sono dei banchi di nebbia che aleggiano a mezz’aria e tutto è intriso di un’umidità pazzesca. C’è silenzio e neanche una zanzara in giro, solamente immense foreste d’abeti tutt’intorno.

È come se vi regnasse un’atmosfera alla Twin Peaks, che non ho mai visto perché andavo a letto prima (ero piccolo all’epoca), però mi ricordo la sigla e l’auto che si inoltrava nel bosco di abeti verdi e umidi. Provo a fare una foto ed anche un video, ma niente non c’entra dentro tutto questo. Bisogna essere qui.

Attraverso il ponte e risalgo per parecchi km e non capisco più se son bagnato dal sudore o dell’umidità. Finalmente arriva un po’ di sole e le nuvole si diradano.

Giungo sui circa 1200 metri dello Stikine Plateau che è un altopiano lungo 15 o 20 km, mi fermo nei pressi dello Gnat Pass dove c’è uno dei laghi omonimi. Butto giù la bici e mi sdraio al sole.

Per la prima volta in 500km lungo questa Highway, la natura si lascia guardare: le vette intorno sono stupende e ben visibili, i boschi sono più radi e non formano quella muraglia verde inaccessibile che si trova al bordo della strada, da cui ti devi guardare le spalle tutte volte che ti fermi perché non sai mai cosa c’è dietro.

Mi siedo per terra e accendo il mio fornellino per farmi un tè, poi decido di rovinare completamente tutto quel panorama e quelle sensazioni facendomi uova strapazzate e bacon… liofilizzati. Veramente pessimi, ma peggiore è stata l’idea di comprarli.

Passato lo shock iniziale ritorno a godermi il panorama, direi alpino di questo passo, facendo asciugare la tenda che stoicamente ha resistito la notte precedente.

Qualche pensionato passa con i loro mastodontici RV (roulotte, motorhome), ma nessuno si ferma. Ci sono dei cavalli che pascolano in un recinto poco più in là, niente orsacchiotti.

L’unico che si ferma è un motociclista che dall’Alaska sta scendendo a sud per cercare del tempo migliore. Mi chiede se sto aspettando qualcuno perché ha visto un ciclista con qualche problema dalla parte opposta del passo, quella che affrontero’ in discesa. Dico che sono solo e che quando riparto andrò a vedere…

Stefano Elmi

scrittimaiali

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