Tommasi in Francia (II)

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ARLES (Francia)  –  Il giorno seguente lasciamo l’amena Carmaux in un’alba molto tommasiana: intorno alle nove e mezzo quasi un quarto alle dieci.

Tommasi non parlerà e non emetterà nessun suono sino alle quattro e quarantacinque del pomeriggio quando vedrà un intenso fumo nero alzarsi in cielo ed oscurare ogni cosa, dovuto ad un grande incendio che incontriamo lungo la strada, subito pensa ad un esplosione in una centrale nucleare, quindi preso dal panico chiude il finestrino e si tappa il naso con la sua maglietta. Io alzo il volume della radio e proseguo in direzione della costa.

Arriviamo a Saintes Maries de la Mer, la capitale dei Gitani. Che di gitano almeno quel giorno aveva ben poco, solo ristoranti ovunque, e per citare il più grande fotografo concettuale dei nostri tempi: il castello della Lego. Ovvero un antico palazzo posto nel centro del paese restaurato forse …un po’ troppo.

Giriamo l’angolo e d’improvviso una ragazza con un pick-up ci ferma in mezzo alla strada, poco dopo passano per le vie del paese poi giù nella laguna polverosa una ventina di cavalli bianchi. C’è vento forte, la sabbia della spiaggia e quella della laguna si mischiano nell’aria. A tratti è difficile tenere gli occhi aperti, c’è aria di bufera e in questa bufera i cavalli sfilano veloci per poi essere inghiottiti di nuovo dalla polvere, assieme ad un’altra ragazza che in sella al suo cavallo, sempre bianco, chiude il branco. Così come erano apparsi, svaniscono nel nulla.

A sera ci dirigiamo ad Arles distante poco meno di 30 km. Tempo ventidue secondi netti e già tutti i social network sono inondati dalle impressioni di Tommasi da Arles, che in seguito alla sua visita, verrà ribattezzata Arlésssss.

“Questa è la città più bella dell’intera Francia” “Questa è la mia città” “Devo venire ad abitare qui” Ma il più ritwittato da tutti “Arlésssss è così…così…francese”. Siamo in momento alto della storia della fotografia concettuale ce ne rendiamo conto. Comunque c’è una luce pazzesca e il più grande fotografo concettuale di tutti i tempi, usa la tecnica del ciclista in fuga, si estrania dal gruppo e scatta.

 

to be continued….
img_20160904_165636                                                                                                                                                           Stefano Elmi

scrittimaiali

2 pensieri riguardo “Tommasi in Francia (II)

  1. attenti, ad Arles sul lungorodano ci girano dei tarponi di dimensioni inusitate, e la stradina lungofiume è talmente piena di deiezioni di cani da essere stata ribattezzata “rue de merde”

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