Tommasi in Francia (I)

img_20160904_170235CARMAUX (Francia) – La prima immagine che abbiamo di Carmaux è quella di Jean Pierre, assessore a mille cose, che con coltello a serramanico piazzato al fianco del piatto ancora vuoto, attende l’imminente pranzo.

Gran bevitore il nostro Jean Pierre, sempre con la bottiglia in mano a riempire i calci altrui, e fino all’orlo ovviamente.

Siamo ad Albi, distante una decina di chilometri da Carmaux dove c’è la sede della mostra, dopo pranzo andiamo a visitare il museo di Toulouse Lautrec.

Dopo qualche ora riusciamo a sfuggire alle bevute offerte dal nostro ormai compagno d’avventure Jean Pierre. Molliamo la delegazione ufficiale e ci dirigiamo a Carmaux, che noialtri partiti di notte dall’Italia ancora non abbiamo visitato.

Il sottoscritto, già interprete ufficiale della spedizione, già biografo ufficiale del più grande fotografo concettuale dei nostri tempi e già autista sprovvisto di gps e dotato solo di una cartina dell’intera Francia del 1998, deposita per un caso fortuito il nostro protagonista proprio all’entrata della mostra. Fra folle plaudenti di ragazzine ancora troppo giovani per il trucco che portano ci facciamo largo e guadagniamo l’entrata e la tranquillità che regna nelle sale della mostra.

Ci presentiamo ad un gentile signore che con fiato arrogante ci risponde di essere onorato di ospitare delle opere di….. di….. ehmm……. Vabbé lo togliamo dall’imbarazzo dicendogli che Carmaux è proprio una bella cittadina. Rimane male, capiamo che per lui è una condanna vivere in quel sozzo buco di ex-minatori. Insomma non sappiamo più come uscirne, e qui sul punto più cupo della nostra visita in territorio francese, il più grande fotografo concettuale dei nostri tempi e non solo se ne esce con una trovata molto poco concettuale, ma che ci leva dall’impiccio: si tappa il naso e fa un selfie.

Poi successivamente lasciamo Tommasi solo in contemplazione con le sue opere.

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Alla sera siamo ospiti dell’amministrazione di Carmaux in una casa immersa in un parco che viene usata come foresteria. Già l’aperitivo si fa violento: preoccupati di tener lontano dai nostri bicchieri l’ormai famoso Jean Pierre con le sue bottiglie di Gaillac, sbuca chissà da dove in contropiede un portoghese, anche lui assessore un po’ ad ogni cosa all’interno dell’amministrazione, che con le sue manone ci versa a tradimento e contemporaneamente Gaillac bianco e rosso. Jean Pierre non è nessuno in confronto a lui.

La tavola a ferro di cavallo si anima specialmente in un angolo dove siedono due giovani donzelle italiche che hanno esposto le loro opere alla mostra. Il portoghese e il vicesindaco, un mix fra Jean Todt e Mel Brooks, mostrano chi versa meglio loro il vino, poi iniziano a cantare, il Gaillac scorre come se domani non fosse davvero lunedì.
to be continued…

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Stefano Elmi

scrittimaiali

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