“Morirono ambedue con molta disposizione e volentieri”

Gli ambedue erano: Annibale Vespasiano del Sig. Costantino Vespasiano di Marzano del Regno di Napoli. 23 anni. Impiccato. Due quarti del suo corpo con la testa furono attaccati alla forca in località Giovicchia a Barga, gli altri due quarti portati a Cutigliano.

L’altro era Salvatore di Sossio di Loveta e di Maddalena di Cavasozza di corte Pasilla di Aversa. 32 anni. Impiccato. Due quarti con la testa affissi sempre alla forca della Giovicchia e i restanti due portati a Cutigliano dal boia.

 Il 30 novembre 1786 il Granducato di Toscana guidato da Pietro Leopoldo, fu il primo stato al mondo ad abolire la pena di morte. 30 anni prima, esattamente l’11 settembre 1756, a Barga si tennero presumibilmente le ultime due esecuzioni capitali del territorio comunale. ‘Sentenza di Forca e Squarto’  1     come citano i documenti ufficiali dell’epoca e come spiega bene la ricerca pubblicata dallo storico locale Pier Giuliano Cecchi assieme a Cristian Tognarelli, ed uscita in occasione dello scorso anniversario del 30 novembre.

Questa è la poco eroica e triste storia di due presunti disertori provenienti dal Regno delle Due Sicilie diventati briganti per necessità ed anche un po’ per diletto, che riusciti a superare agilmente tre confini di stato a cavallo dell’Appennino tosco-emiliano, rimasero ingloriosamente ed alla fine definitivamente sospesi all’ultima forca eretta nel territorio di Barga.

 I nostri due giovinastri protagonisti, si arrangiavano alla meglio, vivendo di piccoli furti e rapine a danno dei viandanti.

Nella calura estiva di agosto, che anche in Appennino si faceva sentire, Annibale e Roberto il 18 agosto 1755 si trovarono a passare da Cutigliano, paese del Granducato di Toscana e terra del Capitanato delle Montagne di Pistoia.

Passata la giornata in un osteria del paese e finiti i soldi i nostri eroi pensarono, giunta la notte, di fare qualche visita di cortesia in qualche abitazione isolata della zona. Gira che ti rigira finirono al Melo, paesino poco distante, e spacciandosi per sbirri bussarono alla porta della casa di un certo Francesco Petrucci. Sotto la minaccia di una pistola riuscirono a racimolare qualche soldo al malcapitato e tornarono alla locanda a Cutigliano dove erano alloggiati.

 Il giorno dopo partirono per il crinale dell’Appennino, armati di uno schioppo e una pistola. Saccheggiavano e derubavano i poveri viandanti che s’imbattevano nella loro direzione. Ghiareta della Lima, Balzo Aquilante, Fonte della Secchia, Serra Bassa, San Pellegrino in Alpe, tutte località, dove i nostri due, ormai eletti a rango di briganti, passarono e lasciarono il segno. Attraversate così allegramente le terre del Ducato di Modena, a sera, al termine di una giornata d’inteso lavoro si fermarono all’osteria della Caciaia, l’odierna Vetricia, 1300 metri d’altezza sull’Appennino alle spalle di Barga. Erano rientrati nel territorio del Granducato di Toscana. Mangiarono, dormirono e pagarono.

La mattina seguente, il 20 agosto, sulla strada per Barga, ritentarono la sorte nei confronti di Giuseppe Manfredini, un mercante di ritorno a S.Anna Pelago. Stavolta andò male. Il travestimento da sbirri non durò. Ci fu una colluttazione, partì qualche sparo. Annibale Vespasiano venne bloccato e poi arrestato. Roberto Venosa, riuscì a scappare, ma fu arrestato poco dopo nei pressi di Coreglia, nel territorio della Repubblica di Lucca. Aveva tentato l’espatrio, ma non riuscì. Incarcerato a Lucca, ben presto le autorità lucchesi lo riconsegnarono ai loro omologhi barghigiani e rientrò nella giurisdizione del Granducato di Toscana.

Le prigioni barghigiane si trovavano sull’Aringo, nel Palazzo Pretorio, vicino al Duomo, il punto più alto del paese. Annibale e Roberto vi passarono quasi un anno. All’inizio del 1756 ci fu un tentativo di fuga di uno dei due. Roberto scavò un buco sul pavimento ma non funzionò. Le conseguenze furono che le guardie, per il resto della detenzione, applicarono delle catene ai piedi dei due detenuti per rendergli difficile ogni movimento.

 Man mano che si andava concretizzando la possibilità di una condanna capitale, le autorità fiorentine comunicarono a Barga che si iniziasse a pensare al luogo dove erigere le forche.

…siccome la pena in cui sono stati condannati dovrà esequirsi in cotesto luogo, così desidero sapere se vi sia costì il Patibolo, e se sia questo un ordine, e quanto vi bisogni cosa alcuna, potrà intendersela col Cancelliere della Comunità, perché ne siano date le disposizioni che occorrono, procurando di far ciò con la minor pubblicità che sia possibile, e senza strepito.”2

Alla fine il luogo prescelto fu la Giovicchia, in fondo all’odierno piano di Gragno, lungo la strada che in antichità era la via principale di collegamento fra Barga e Fornaci. Il proprietario del terreno era Sebastiano Buglia e la ‘minor pubblicità’ all’interno comunità barghigiana fu assicurata. Anche per l’epoca la pena era spropositata per due briganti accusati di qualche furto.

Dopo quasi un anno, l’11 settembre 1756 arrivò il giorno dell’esecuzione dei nostri due poco fortunati protagonisti. Le campane suonarono a morto, mentre gli impiccati stavano per arrivare, ed il boia giunto da Firenze terminava gli ultimi preparativi, e alla fine Annibale e Roberto morirono con molta disposizione e volentieri, come riportano i documenti dell’epoca.

Poi finì come finiscono sempre tutte queste cose, tutti volevano essere pagati.

Ognuno pretendeva dei soldi per la loro parte di lavoro. Il falegname voleva i soldi per la costruzione delle forche. Il proprietario del terreno voleva i soldi perché su quel terreno non poteva più coltivare o costruire niente. Il fabbro voleva i soldi per le catene messe ai detenuti. L’unico che non pretendeva soldi era il boia. Statale, stipendio fisso e qualche extra solo per i lavori ben fatti, ed i contributi pagati, sempre.

Stefano Elmi

 Note:

titolo: dal Libro dei morti della Parrocchia di S.Cristoforo di Barga, 11 settembre 1756, pag.84

1 Atti criminali 1753-57, vol. 279, parte seconda

2 Atti criminali 1753-57, vol 279, parte seconda

Foto: Eli Wallach e Clint Eastwood ne ‘Il buono, il brutto e il cattivo’ di Sergio Leone

scrittimaiali©

4 pensieri riguardo ““Morirono ambedue con molta disposizione e volentieri”

  1. Grazie Stefano per la pubblicità alla ricerca sui poveri squartati di Barga. Prossimo appuntamento le misure di Barga del 1582 esposte sotto la Loggia del Palazzo Pretorio a Barga, le quali hanno bisogno di una nuova legenda perché l’attuale recita cose errate.
    Una ricerca che farà conoscere anche gli autori delle misure di capacità, dette staio e mezzo staio, scavate con lo scalpello in unico masso di pietra serena del Serchio.
    Similmente l’autore delle misure lineari dette passetti. Pier Giuliano.

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