
Aveva messo la freccia distante più di un miglio dall’incrocio. La fila dietro di lui arrivava sin giù al paese. Quella freccia, di una Clio verde muschio del 1994, voleva dire una cosa sola, ovvero che noi eravamo di troppo.
L’auto rallentava mano mano che si avvicinava all’incrocio, e già comunque la velocità di crociera era ridotta al minimo. Lui inesorabile continuava a rallentare. Le auto in coda probabilmente erano impazienti già da una mezz’ora, ma il signore, imperterrito e previdente aveva messo la freccia e come una lumaca col suo guscio stava approcciando la svolta con la massima precisione.
L’uomo alla guida doveva avere una certa età, anziano avrebbero detto gli ipocriti, vecchio per l’ufficio anagrafe e per tutto il resto del mondo. Erano due mesi che era rimasto chiuso in casa in fuga dai 40 gradi che oramai anche qui in Appennino avevano tormentato i villaggi più remoti.
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