2011-2021

“Irannn, Turchiaaaa, Macedoniaaaa, Serbiaaaa, Ungheriaaaa, Germaniaaaa” Ghulam dice che nel 2011 è partito dal Pakistan, a piedi o con mezzi di fortuna, ed ha attraversato questi paesi. Tutti pronunciati con un inflessione molto particolare che mi fa sorridere. Poi dice di aver passato 5 anni in Grecia ospite di un centro di accoglienza. “Dormire e mangiare. Stop. Documenti niente.” Poi un giorno “Merkellll opennnn” che sta a significare più o meno che avevano aperto i confini così è partito per la Germania (Germaniaaaa).

Una volta in Germania di nuovo: mangiare e dormire e niente documenti. Dice di aver passato pure lì circa 5 anni, a Monaco per l’esattezza. Alcuni mesi fa è ripartito, stavolta per l’Italia, dove è stato inserito nella rete d’accoglienza per richiedenti asilo. Si è trovato a Pisa e poi a Gallicano, in una casetta immersa nel verde ai bordi della Turrite, un torrente di acque Apuane molto fredde.

“Kashmirrrrr” dice Ghulam guardandosi intorno ed allargando le braccia. Ma lui non viene dalle montagne del Kashmir, ma dal Punjab. Pianure al confine con l’India battute dal sole e allagate nelle stagioni dei monsoni. Ma Kashmir è il suo modo di dire che questo posto è fuori dal mondo ed è impossibile cercare un lavoro che sia adatto a lui. Lui che non parla italiano, ma solo qualche parola di tedesco e inglese, e non sa scrivere il suo nome. Ghulam ha 44 anni e ne dimostra almeno dieci o quindici in più. Chi non li dimostrerebbe avendo vissuto praticamente sulla strada per 10 anni. Come certi hobo degli anni ’20, ’30, ’40, ’50 negli Stati Uniti. Lui però viene dall’est, viene dall’Asia, che a giudicare dai suoi racconti non è poi così distante. C’è solo un tratto di mare da attraversare, fra Turchia e Grecia, dove ha avuto molta paura, per il resto si potrebbe andare anche in bicicletta.

2011 è anche l’anno in cui mi sono imbattuto in queste storie per la prima volta. Quando ho avuto il primo lavoro in questo ambiente. Se penso alla mia vita tante cose sono cambiate. Ghulam partiva a piedi dal suo paese ed ora me lo ritrovo davanti a me esattamente 10 anni dopo. E’ difficilissimo parlare con lui. Le prova tutte: mischia hurdu, tedesco, inglese e quel poco di italiano appreso in tre mesi di permanenza qui, ed è comunque tanto per un analfabeta. Lo guardo mentre elenca paesi che ricoprono gran parte del mappamondo fra Asia ed Europa. Lui li ha visti tutti e non certo da turista. Non si capisce bene cosa abbia combinato in Pakistan dove non può assolutamente tornare. “Dormirò per sempre in Europa” mi fa ad un certo punto. Il suo modo per dire che morirà qui.

Domani lascia il centro. Parte per la Sicilia dove un suo connazionale pare gli abbia offerto un lavoro come pastore. Il viaggio continua.

Stefano Elmi

scrittimaiali

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