Pisa-Firenze solo andata. Giorno uno: arrivo a Pisa

Il lavoro è molto semplice e complicato allo stesso tempo.

La squadra non è proprio delle migliori. Al momento della selezione ci deve essere stato come un calo di attenzione da parte dei selezionatori. Comunque il parterre è decisamente variegato. Abbiamo tre atleti statunitensi: la coppia Stacey e Charles, poi Carol. Due inglesi: Paul e Nicolette. Due australiane: Janette e Julie. 

Tutto ciò non è una barzelletta, anche se da lì a poco lo diventerà.

Il luogo prescelto per la partenza è un disastro. Ci troviamo all’Hotel Royal Victoria di Pisa, uno dei più vecchi e prestigiosi della città. Ma si vede che proprio non ce la fa più, vorrebbe ma non può. Oppure com’era quella frase famosa: ha le capacità ma non si applica. Naturalmente tutti i disastri si propongono insieme e mai uno alla volta. 

Infatti la domenica, il giorno del ritrovo, c’è il mercato e tutta la sponda dell’Arno è bloccata per la sua intera lunghezza. Impossibile avvicinarsi e consegnare il prezioso carico delle due ruote. Rinvierò tutto al giorno dopo di primissima mattina.

Facendo degli slalom pazzeschi riesco a portare tutta la squadra sana e salva, recuperata in un batter d’occhio a fasi alterne all’aeroporto, e condurla nella dimora ormai decadente. 

Se però potessi spezzare una lancia a favore del Royal Victoria riguarda la terrazza. Si trova sul tetto ed è piena di fiori e piante, talmente rigogliosi che fortunatamente non fanno vedere in che stato versa l’albergo. 

Al momento del briefing scelgo proprio la terrazza e punto tutto sull’alcool. E’ un successo. Parlo di me e poi introduco la settimana che ci vedrà protagonisti, nostro malgrado, da Pisa sino a Firenze passando per piste ciclabili e strade secondarie. La prima volta che ho provato il percorso pensavo fosse impossibile, ed invece mi sbagliavo. Nella zona più popolata, industrializzata ed incasinata di tutta la Toscana si può filare via lisci in bici senza rimetterci la pelle.

Tutti sono stati molto interessati al mio eloquio, prolungato, sul nostro viaggio. Viaggio che non sarà privo di comodità, come il furgone al seguito o qualche sosta in cantine ad assaggiare del vino. Tutto molto bello, comunque la domanda principale alla fine è stata: dove andiamo a cena? Stop, briefing finito lì. Il che la dirà lunga sull’allenamento pre-giro effettuato dagli atleti.

Usciamo per la cena. Siamo in piazza delle Vettovaglie, un nome, una garanzia. Un trans si aggiusta il rossetto davanti allo specchietto di un motorino parcheggiato lì vicino. Fortuna che nessuno di loro capisce una sola parola d’italiano. I due inglesi, appena sbarcati dal Manchester neanche due ore prima sono evidentemente spaesati. 

Il tavolo trovato all’ultimo secondo è già pronto. Si cena per strada. Ci mettiamo a sedere ed un gentilissimo cameriere mulatto, che probabilmente ha abusato del fondotinta sul suo volto tanto da farlo apparire ustionato, ci porta i menù e delle bottiglie d’acqua. Lo guardiamo tutti un po’ così perché non si capisce davvero bene, forse è ustionato veramente. Il quesito non verrà risolto nell’intera serata.

Conti separati al centesimo tipicamente anglosassoni ci fanno impiegare mezz’ora per pagare un conto ridicolo. La stanchezza altrui gioca un punto a mio favore la prima notte in genere. Così il letto arriva presto, ma anche il giorno dopo. Fisso la sveglia per le 6,30.

I due atleti americani in background (diddietro) che sorreggono la torre con le mani e lo smartphone

CONTINUA….

Stefano Elmi 

scrittimaiali 

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