Non può piovere all’infinito. Ma può essere lunghissimo

Ci fermiamo all’interno di una curva alla base di una discesa lunghissima ed a tratti ripida, tagliata fra due ali di foresta che pare pluviale. Tutto è verde, tutto è rigoglioso. Piove incessantemente da molte ore oramai.

Deve essere un castoro quello che ci guarda, immagino sconcertato. Lo sarei anch’io fossi in lui. Se ne sta con la testa fuori dall’acqua in una piccola palude a bordo strada. E proprio in quel preciso momento, uno scroscio d’acqua fortissimo, molto di più del diluvio, già fortissimo iniziato alla mattina, ci travolge. Le gocce rimbalzano sulla giacca e sui pantaloni anti acqua, mentre rivoli d’acqua si infilano fra le loro pieghe. Quello che sento è solo un rimbombare sordo e ovattato sul mio cappuccio. Sono come sordo. Allarghiamo le braccia. Ci arrendiamo. Più forte di così non può piovere.

Proseguiamo ed arriviamo a La Casona, una locanda che accetta viaggiatori infreddoliti. Facciamo una doccia bollente, mangiamo quello che offre la cucina, ci scaldiamo alla stufa a legna davanti alla finestra mentre fuori e’ ancora diluvio. Dopo pochissimo ci addormentiamo.

Sono passate undici ore dalla nostra partenza alla mattina da Cerro Castillo, di cui almeno nove sotto la pioggia.

La partenza era stata intorno alle 9,30 assieme ad Antonio. Il Professore brasiliano di agronomia dell’Universita del Mato Grosso, col quale pedaliamo insieme ad alcuni giorni.

Non piove ancora ma un muro di nuvole nere si stava addensando all’orizzonte, ed il Cerro Castillo con le sue guglie nere e aguzze era già nascosto nel cielo.

Questo paesino ai piedi della grande montagna segna lo spartiacque della Carretera Austral. Da qua si va nelle terre selvagge. I villaggi si fanno via via più rari, e questa ruta diventa una strada dove può passare quasi solo un auto alla volta e l’asfalto finisce.

Le prime due ore passano tranquille. Superiamo dei lavori stradali. Ad un semaforo scambio due chiacchiere con un signore friulano, forse un prete, che da molti anni vive in zona. Una signora che abita vicino ne approfitta per vendere le sue empanadas a dei motociclisti in coda. Conosciamo Xavier, ragazzo argentino, che con la sua mountain bike è partito dal confine con la Bolivia e vuole raggiungere Ushuaia.

Inizia il vento, fortissimo e poi inizia la pioggia, fortissima. Credevo di aver imparato che se soffia il vento non può piovere. Qui capiamo molto velocemente che può piovere insieme al vento.

Perdiamo Antonio. Lui è più veloce di noi e infreddolito tira di lungo per trovare un posto caldo dove passare la notte. Mentre noi dopo alcune ore troviamo un riparo in una baracca di legno malandata a bordo strada. Giusto il tempo per un panino e di vestirsi un po’ di più. Siamo saliti parecchio in montagna ed inizia a fare freddo.

A tratti le nuvole di fanno più rade e dei ghiacciai fanno capolino. Sono solo brevi sprazzi di calma.

Arriviamo a La Casona dopo aver percorso quasi 100 chilometri. Domani forse il tempo non cambierà, ma non importa, sarà un’altra storia. Gettiamo le bici alla staccionata. Siamo distrutti ma felici.

Continua…

Antonio, el professor brasileiro prima del diluvio
Martina, sotto il Cerro Castillo, prima del diluvio

Stefano Elmi writer_rider

Martina Rosati artist_rider

Scrittimaiali

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