9. Giro di Cipro – La fine

Alla mattina ci svegliamo abbastanza tardi e fuori fa ancora fresco, meraviglioso. Girottoliamo per il paese, che non è un vero e proprio paese. E’ immerso in un bosco di pini odorosi con una moltitudine di sentieri per trekking e mountain bike. Ai chioschi dei souvenir è un continuo via vai di russi che arrivano coi loro suv. I nuovi conquistatori dell’isola. Arriviamo in prossimità del monte Olimpo, non possiamo raggiungere la vetta perché c’è un mega-radar dell’esercito inglese fatto a forma di pallina da golf, con l’unica differenza che è gigantesca.

A fianco arriva la seggiovia che d’inverno porta su gli sciatori. Sembra un altro mondo. Si vede il mare della parte turca oltre la green-line. In lontananza un ammasso urbano biancastro, Nicosia. Fra l’orizzonte e le montagne una distesa gialla infuocata, il nostro deserto del Kalahari. Fanculo! Sembra così piccolo da qui, e magari lo è, però in bici è tutto così infinito certe volte. Comincia a piovere e fa piuttosto fresco. Tutt’intorno le montagne sono ricoperte da pini sin sulle vette. Qua e là altre palline da golf gigantesche sulle vette più alte. Continua a leggere “9. Giro di Cipro – La fine”

8. Giro di Cipro – A Nicosia non piace la bici (parte 2)

Sullo sfondo da una parte le montagne e dall’altra il mare della costa turca, e neanche una casa a cui chiedere dell’acqua. Vediamo un’insegna della Coca-Cola, ci fiondiamo. Sarà un ristorante chiuso almeno da un anno. Merda, ancora. Ci prendiamo un integratore gelatinoso, l’unica cosa che abbiamo e possiamo buttar giù, idea pessima, fa venir ancora più sete. Intanto il mio contachilometri acquistato da Decathlon, e fatto passare per un invenzione avveniristica ed irrinunciabile, è fermo da ormai 30 km. Nel clima di nervosismo generale che piano piano sta prendendo il sopravvento, prendo il coltellino e taglio tutto e lo tiro in un bidone lì vicino. Bisogna eliminare il peso inutile. Non stiamo ormai più tanto bene.

Ripartiamo ma i chilometri non passano. Ogni tanto qualche salita, la velocità che si riduce e i chilometri che continuano a non passare. Più avanti c’è quello che ha tutti i crismi per sembrare un miraggio, un negozio di ceramiche. Cosa ci faccia un negozio di ceramiche in mezzo al deserto del Kalahari non lo so, però il signore è gentile e ci offre un bicchiere d’acqua, dicendoci che più avanti troveremo una stazione di servizio. Leggermente ripresi, ripartiamo. Inutile dire che della stazione di servizio neanche l’ombra. L’unica cosa che troviamo è un chiosco di una signora che vende cetrioli e altre verdure inutili. Ci offre dell’acqua e stiamo meglio. Ma dove cazzo siamo? Ripartiamo e dopo poco svolta a sinistra della strada e intravediamo quella che sembra una stazione di servizio. Stavolta non è la stanchezza, è veramente lei. Una specie di oasi in mezzo al deserto per noi. Sono le due del pomeriggio, fa caldissimo e siamo sconvolti. Continua a leggere “8. Giro di Cipro – A Nicosia non piace la bici (parte 2)”

7. Giro di Cipro – A Nicosia non piace la bici (parte 1)

Scusi mi sposta la bici. Scusi è sua la bici? Me la sposta. Non può lasciare la bici qui. Scusi devo entrare in ufficio mi toglie la bici. Ehi scusa hai un posto per la bici? Nooo!

Arriviamo alle porte di Nicosia nord (la parte turca della capitale) da una pianura noiosa e caldissima, ma niente in confronto alla strada a quattro corsie che dobbiamo percorrere per svariati chilometri, prima di arrivare in città. Traffico allucinante e città in avvicinamento. La vediamo là sullo sfondo assieme all’ultimo muro d’Europa, ma non arriva mai. Poi entriamo in una periferia infinita fatta di concessionarie d’auto più o meno ufficiali. Alla fine delle concessionarie arrivano le mura veneziane molto ben conservate. Seguiamo le indicazioni per il Ledra Palace, il check point per passare nella Cipro greca. Continua a leggere “7. Giro di Cipro – A Nicosia non piace la bici (parte 1)”