6. Giro di Cipro – 2° Commedia turco-cipriota (parte 2) Gli sfigati di Karpass

Il giorno seguente inizia in maniera strana. Per mezz’ora fuori piove a dirotto, nessuno aveva mai visto questo in agosto a Cipro. Potrebbe essere un segnale. Infatti, nuova foratura. Stavolta la bici di Oriano è a terra. Tutto pare essere sempre più grottesco. Proviamo a ripararla con le toppe che abbiamo acquistato ma la colla non è buona. Siamo in difficoltà, non sappiamo più cosa fare. Per la bici di Oriano pare non esserci soluzione. Rischiamo veramente di rimanere a piedi in questa specie di oasi desertica.
Decido di andare a Dipkarpaz, come quelle vedette in avanscoperta, solo più puzzolente e barbone. Monto in sella alla mia bici, per oggi incredibilmente ancora senza guai, lego 4 camere d’aria da riparare sul portapacchi e mi dirigo da solo verso la temibile salita che ci divide con la civiltà. Sono solo 5 km, che comunque non dureranno all’infinito, ma possono essere lunghissimi. Intanto la strada sale, tolto il primo tornante iniziale, è completamente dritta. Sono le 10e30 di mattina e il caldo è già notevole. La supero con la massima discrezione, affinché il nemico non mi scopra. Mi inoltro nel paesino, che dovrebbe aiutarmi, senza dare nell’occhio.
Sulla via che conduce al mercato principale c’è un piccolo market, non mi fermo, pensando che non hanno niente. Sbagliato. Ci arriverò più tardi. In ordine, perdo più di un’ora fra: Continua a leggere “6. Giro di Cipro – 2° Commedia turco-cipriota (parte 2) Gli sfigati di Karpass”

5. Giro di Cipro – 2° commedia turco-cipriota (parte 1) “Gli sfigati di Karpass”

Ripartiti da Komi ci dirigiamo verso la penisola di Karpass, una specie di oasi incontaminata.
Lungo la strada ci fermiamo a prendere un po’ d’acqua in una bottega, mentre siamo fuori si materializza un ragazzino che con la sua mountain bike super scassata sale e scende dei gradini. Si ferma, viene a vedere le nostre bici e poi ci fa cenno di seguirlo. Noi ripartiamo e tentiamo di stargli dietro. Questo discolo ha una bici completamente senza freni, la ruota posteriore è tutta storta e per frenare fa pressione sopra con le ciabatte. Noi partiamo, lui imbocca la strada contromano a tutta velocità. Arrivano auto e camion ma li schiva, gli urlo, pensando che si spiaccicasse contro uno che sopraggiungeva. Poi finita la leggera discesa con il piede inizia a frenare e a fare delle sbandate più o meno controllate per poi fermarsi ad un distributore di benzina. Lo superiamo, gli urlo che è fuori di testa, sorride e torna indietro.
Dopo 50 km costeggiamo una spiaggia il cui nome turco è impronunciabile, perciò è stata ribattezzata da tutti Malibu Beach. Il mare è fantastico, acqua trasparente ed è talmente calmo da sembrare una piscina. E’ un buon posto per fare una pausa durante le ore più calde. Continua a leggere “5. Giro di Cipro – 2° commedia turco-cipriota (parte 1) “Gli sfigati di Karpass””

4. Giro di Cipro – 1° Commedia turco-cipriota (parte 2)

Dopo aver fatto la doccia ritorna il tipo col cappellino con la sua bici scassata, che da ora in poi sarà il duro. Guarda le nostre bici e dice solo: problema, problema. Arriva il figlio della proprietaria, l’unico che parli un po’ d’inglese. Ci dice che se vogliamo ci chiamerà certi suoi amici che verranno qui a riparare le ruote. Accettiamo. Ormai è buio sono le 8 o le 9 di sera. Tutto il vicinato, capitanato da il duro, è accorso a vedere i due italiani con le loro bici a terra. Bambini, madri di famiglia, anziani. E’ arrivato un furgone con all’interno tutto l’occorrente per le riparazioni. E’ un lavoro piuttosto lungo. Ci mettiamo a parlare col figlio della proprietaria. Ha studiato ingegneria civile all’università di Famagusta, e si è laureato neanche due settimane fa, ha ancora una settimana di vacanza poi andrà a fare il servizio militare nell’esercito turco. Non lo invidiamo per niente. I due riparatori venuti col furgone armeggiano con le biciclette, hanno finito, insieme a loro il duro, che non si risparmia nell’aiutare, anzi. Il figlio della proprietaria mi dice che è bravo però ogni tanto è un po’ strano. Non capisco. ‘He loves alchool’ conclude. Capito. Continua a leggere “4. Giro di Cipro – 1° Commedia turco-cipriota (parte 2)”

3. Giro di Cipro – 1° Commedia turco-cipriota (parte1)

Superiamo la green line, ed entriamo nella Repubblica Turca di Cipro Nord, per i turchi, e nei territori occupati, per i greci, verso le 10 di mattina. Per raggiungere la frontiera abbiamo attraversato la base militare inglese (Sovereign Base Area) che fa da confine. L’ex impero mantiene un certo controllo sui suoi ex possedimenti.

Passiamo accanto alla Union Jack sotto un sole a 45 gradi molto poco british. Dopo le formalità della frontiera finalmente passiamo. Mezzaluna rossa su sfondo bianco, la bandiera di Cipro Nord, assieme a quella turca, sono ovunque. Agli angoli delle strade, sulle mosche, costruite rigorosamente a fianco delle chiese greche ortodosse sbarrate e decadenti da 40 anni a questa parte, e poi sulle barche dei pescatori, sulle auto e avanti così, nessuno si salva. Continua a leggere “3. Giro di Cipro – 1° Commedia turco-cipriota (parte1)”

2. Giro di Cipro – Agli inglesi piace così

Il primo approccio con Cipro è facile, ma anche complicato. Si guida a sinistra e regolare i primi giorni agli incroci e alle rotonde siamo un po’ in banana. C’è chi sfanala, chi suona. I segni della colonizzazione restano. La nota positiva però è il traffico, per lo più assente, ad eccezione delle aree intorno alle città. Ci buttiamo in acqua appena possibile, è veramente caldo. In una sosta al mare di domenica, troviamo anche una famiglia cipriota-moldava che ci offre un pranzo. Carne, pomodori e formaggio che producono nella loro azienda agricola. Noi siamo tutti concentrati per avere il numero di telefono della biondissima nipote appena arrivata dalla Moldavia, ma non c’è chance, così ripartiamo.
Nei primi due giorni attraversiamo tutta la costa sud e dopo circa 200km arriviamo ad Ayia Napa, che pare famosissima nel suo ambito. Siamo a circa 15 km e ci arriviamo tramite una strada sterrata, visto che la strada che abbiamo imboccato viene ingoiata dall’autostrada. La deviazione non è stata facile trovarla. Siamo finiti in un capannone sozzo con trattori e pezzi di ricambio sparsi qua e là, dove un signore con due parole d’inglese ci ha spiegato come giungere sin là bici. Attraversiamo campi squallidi e bruciati dal sole, dove anche le pecore pare non abbiano voglia di pascolare. Superiamo baracche e pick-up scassati che si aggirano per questa campagna sempre più lercia a fianco dell’autostrada. La terra rossastra che ci passa sotto le ruote è un buon fondo. Ayia Napa, la Rimini di Cipro, sembra vicina e allo stesso tempo lontanissima, ancora non si fa vedere. Continua a leggere “2. Giro di Cipro – Agli inglesi piace così”

1. Giro di Cipro – Premessa: l’incontro

Il signore anziano ci pensa un attimo, poi si alza dalla sua sedia e ci stringe le mani presentandosi come se fossimo una delegazione ufficiale venuta da chissà dove per incontrare chissà chi. Capiamo a stento il suo nome, mentre noi diciamo i nostri. Guarda le bici cariche con occhi di stupore, fa dei gran gesti e anche se non capiamo una parola di quello che dice, il senso è chiaro: dovete fare molta fatica. Dopo questi convenevoli d’altri tempi cui non eravamo preparati, ci dirigiamo dentro la piccola bottega a prendere due bottiglie di acqua fresca.

Siamo nel mezzo di un nulla fatto di strade polverose, case mezze disastrate, qualche trattore e vecchie Mercedes che passano fumanti. E’ mattina, siamo intorno alle 9, ma sono già 40 gradi. Il proprietario della bottega si è presentato a noi con un fare di chi vede quasi nessuno per intere giornate, e meno che mai si sarebbe aspettato che questa mattina passassero due stranieri in bicicletta. Lo paghiamo, gli diamo un euro per l’acqua e lo guarda con fare circospetto, non capiamo se va bene, ma ci fa segno di andare. Intanto il vicino di casa è accorso in pigiama attraversando la strada polverosa e insieme scrutano la moneta. Si rimette a sedere nella sedia fuori dalla bottega a bordo della strada e ci saluta in maniera calorosa. Salgo in sella, mi giro di nuovo per salutarlo ancora, sorride. Non abbiamo capito un tubo di quello che ci ha detto, ma è stato tutto così umano e sincero. Chissà cosa abbiamo provocato nella sua mente, penso. D’un tratto ci pare così distante il mondo da dove veniamo. Probabilmente siamo stati il suo oggetto di discussione per tutta la giornata e oltre, o magari se ne è dimenticato subito addormentandosi sulla sua sedia avvolta dall’afa. Comunque sia è stato un episodio breve, ma molto intenso e significativo per capire meglio il posto dove ci eravamo cacciati con quelle due biciclette.

Questo è un resoconto di un viaggio in bicicletta attraverso l’isola di Cipro. Non sarà verità assoluta, ma sensazioni e impressioni di quello che è stato vivendo sulle strade di quell’isola con un mezzo che non riesce mai a essere né troppo veloce né troppo lento. Sensazioni e impressioni che alla fine la dicono lunga sui luoghi e sulle persone, oppure no, decidete voi. Comunque questo è stato.

coming soon…….

Stefano Elmi

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